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La Stampa

Il prezzo della terra torna a salire. Ma il “vigneto Italia” perde colpi. In mano al pubblico 10 miliardi … Nel 2017, per la prima volta dopo 5 anni, il prezzo della terra è tornato a crescere anche se di poco: lo 0,2% con un valore medio per ettaro di 20 mila euro. Secondo il Crea restano forte differenze territoriali tra le regioni del sud dove la media dei prezzi è tra gli 8 mila e i 13 mila euro e quelle del Nord Est dove si arriva a 40 mila euro all’ettaro. In questo stesso periodo, però, si è contratta la superficie del Vigneto Italia come rileva lo studio realizzato da Winemonitor-Nomisma. Il calo è del 7% ma secondo i ricercatori - lo studio è stato presentato ieri alla festa del vino cooperativo di Milano - le riduzioni maggiori hanno interessato le regioni dove mancano cooperative strutturate e dimensionate. “Oggi più che mai - spiega Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza cooperative agroalimentari - la sfida è quella della sostenibilità, che la cooperazione è pronta a raccogliere”. Da questo punto di vista un ruolo potrebbe anche giocarlo lo stato perché come ricorda Coldiretti “le amministrazioni pubbliche hanno in mano terreni per un valore complessivo di 9,9 miliardi che adesso potrebbero essere privatizzate”. Si vedrà. Quel che è certo è secondo i ricercatori “vola la domanda di acquisto per i terreni più fertili, con infrastrutture irrigue e vicinanza a reti stradali e legati a particolari produzioni agricole”. E nel rapporto si spiega anche che “di fatto i terreni migliori non hanno mai smesso di suscitare l’interesse di potenziali compratori portando i valori a livelli non sempre compatibili con l’effettiva redditività delle imprese agricole”. Se così stanno le cose, allora si capisce perché continua l’aumento delle superfici agricole che vengono affittate che rappresentano il 46% di tutta la superficie agricola utilizzata, compresi gli usi gratuiti, per un totale di 5,7 milioni di ettari, il 46% della Superficie agricola utilizzata . A spingere il mercato degli affitti, spiega ancora il Crea, sono la scarsa liquidità e le incertezze dei redditi aziendali, che nell’insieme disincentivano gli investimenti in capitale fondiario a favore degli affitti. E Ruenza Santandrea, coordinatrice vino di Alleanza , aggiunge: “La cooperazione spesso è una condizione necessaria ma non sufficiente alla tenuta del vigneto”. Dal suo punto di vista “la sufficienza dipende dalla dimensione competitiva della cooperative, perché è nelle zone dove insistono quelle più grandi ed internazionalizzate che è garantita la coltivazione della vite e la sostenibilità economica d migliaia di piccoli agricoltori che producono il 58% circa del vino italiano”. Forse si spiega così perchè Campania, Sardegna, Lazio e Calabria abbiano conosciuto la contrazione più significativa a differenza del Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Abruzzo e Veneto.

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