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La Stampa / Specchio

Eroi delle vigne ... Sono i Viticulteurs Encaveurs, 24 produttori valdostani che hanno dato vita a piccole realtà di eccellenza lungo il corso della Dora Baltea... Le difficoltà tendono a unire gli uomini. Così è avvenuto in Valle d’Aosta, dove il mestiere di vignaiolo non è facile. Fattori climatici e ambientali sembrano giocare contro chi fa agricoltura: solo il 5% del territorio è pianeggiante, l’estate è decisamente breve - almeno prima dei recenti sconvolgimenti climatici - con frequenti gelate primaverili e autunnali. Nonostante questo, i vignerons valdostani non si sono dati per vinti e non hanno abbandonato i ripidi costoni terrazzati che caratterizzano il paesaggio agricolo della Valle.
I filari seguono il corso della Dora Baltea a partire da Donnas, a pochi chilometri dal confine con il Piemonte, per giungere ai 1.200 metri di quota di Morgex, proprio sotto il massiccio del Monte Bianco. Gli ettari vitati totali sono circa 500, la stragrande maggioranza dei quali è coltivata dai tantissimi conferitori delle sei cooperative sociali istituite a partire dagli anni Settanta dalla Regione. Negli ultimi vent’anni si è assistito a un grande fermento imprenditoriale: alcuni viticoltori hanno infatti deciso di vinificare in proprio le loro uve e sono nate piccole realtà di eccellenza. Ma le difficoltà tendono a unire ed è anche per questo che 24 piccoli produttori valdostani hanno dato vita al gruppo dei Viticulteurs Encaveurs. Un manipolo di vignaioli molto attaccato alle tradizioni della propria terra, che produce vini che si presentano come fedeli interpreti del terroir di appartenenza. Questo grazie all’uso controllato di concimi chimici e di sostanze di sintesi tra i filari, e soprattutto alla scelta di puntare fortemente sulla coltivazione dei vitigni autoctoni regionali. Tra quelli a bacca bianca vale la pena di citare la petite arvine, che regala sensazioni olfattive fruttate e una piacevole cremosità al palato. Tra i rossi, i risultati migliori sono stati conseguiti con il robusto fumin e il più delicato, ma sempre elegante, petit rouge. Tra i Viticulteurs alcuni cominciano a essere conosciuti anche all’estero, il problema reale è che le bottiglie prodotte non sono moltissime, e dunque la loro reperibilità fuori dai confini regionali non è agevole e richiede un po’ di ricerca.
Il modo migliore e più piacevole per scoprire queste autentiche perle enologiche è quello di visitare le loro cantine facendo una gita in Valle d’Aosta. Per un approfondimento sui 24 produttori appartenenti al gruppo dei Viticulteurs Encaveurs consigliamo di visitare il sito dell’Associazione: www.vievini.it.

Il commento - Viticoltura estrema...
Quando si parla di viticoltura di montagna si pensa subito alla Valle d’Aosta o all’Alto Adige. In realtà il concetto è più complesso: non si tratta di montagna in puro senso altimetrico: occorre invece prendere in considerazione la pendenza dei vigneti. Tenendo conto di questo aspetto rientrano certamente nella categoria i vigneti valdostani, ma anche quelli delle Cinque Terre o, sempre in Italia, della Costiera Amalfitana. All’estero possiamo trovare un chiaro esempio di viticoltura estrema in Grecia con l’Epiro, in Spagna con la Galizia e in Portogallo con il Douro. Proprio per occuparsi di queste realtà particolari è stato costituito il Cervim, un’istituzione nata in Valle d’Aosta nel 1987, che dedica i suoi sforzi alla tutela e allo sviluppo delle zone viticole montane e in forte pendenza. La riforma viticola europea promossa dalla commissione europea sembra infatti dimenticare quelli che sono i bisogni e le problematiche di un’agricoltura che opera in condizioni completamente diverse rispetto a terroir collinari o addirittura di pianura. Slow Food teme ad esempio che gli espianti programmati dal documento europeo colpiscano proprio quelle zone dove fare il vigneron è più difficile. Gli incentivi distribuiti a pioggia per ridurre la superficie vitata possono invogliare i produttori di zone impervie come la Valle d’Aosta ad abbandonare la produzione dell’uva. Ma la fuga dai vigneti cosiddetti eroici può determinare lo sconvolgimento di equilibri geologici delicatissimi e dare il via a disastri ambientali. Per tutti questi motivi si è deciso di organizzare a Montpellier, il 14 e 15 aprile prossimo, Vignerons d’Europe, un incontro con mille produttori chiamati a discutere sul futuro del vino europeo. In Languedoc saranno ribaditi alcuni concetti chiave: il ruolo decisivo del viticoltore, il primato della terra sulla cantina. senza dimenticare il ruolo primario della produzione di qualità sul marketing.
Gigi Piumatti 

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