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La Stampa / Tempo Libero

In cantina - Un Torcolato davvero straordinario ... C’è un solo posto dove sarete sicuri di trovare Firmino Miotti a qualsiasi ora del giorno sia d’inverno sia in estate in questo suggestivo angolo del Veneto: la vigna. La collina di Santa Lucia, l’unica che domina la pianura di Breganze, è infatti la casa di questo barbuto e affabile signore d’altri tempi, che un lontano giorno del ‘58 decise di imbottigliare il vino che da sempre producevano i suoi vecchi: il Torcolato. Al suo fianco, la moglie Pina e la bella figlia Franca, che traggono lavoro da quei 5 ettari coltivati a vitigni autoctoni (gruaio, pedevenda, campagna) ed anche cabernet e merlot. Ma l’attenzione dei nostri assaggi è stata catturata da quel Torcolato mieloso e grande (il migliore della mia vita), affinato in acciaio per circa due anni dopo la vinificazione di uve vespaiola, tocai veneto e pedevenda, raccolte a inizio vendemmia. Le stesse uve vengono poste dentro cassette dove riposano per 4 mesi; l’appassimento, viene effettuato attorcigliando i grappoli (di qui il nome del vino) fino a formarne uno molto lungo. Il Torcolato di Miotti ha un colore oro antico brillante, al naso sono intense e nette le note fruttate di mela cotta, albicocca passita, datteri, noci. Al palato mostra una dolcezza equilibrata sostenuta da una vivida acidità. Un vino suadente, premiato giustamente tra i Top Hundred di Expo dei Sapori. Ma una citazione meritano anche il Vespaiolo dal colore paglierino, ideale per il baccalà alla vicentina (senti la mela verde e i fiori d’acacia). Quindi il bianco Le Colombare, ottenuto da uve tocai veneto e riesling, e la Valletta un rosso veneto-internazionale (cabernet e merlot) di buona eleganza. Viva la famiglia veneta!

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