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La Stampa / Tempo Libero

Vini - Il vandalo e l'uva di Troia ... Il nome dell'uva evoca Ulisse, ma al di là di questa connessione rappresenta bene l'Enotria Tellus, ossia una striscia di terra su cui sono passati popoli con bagagli di saperi. L'Italia del vino d'oggi è il risultato di tutti quei saperi che sono stati trattenuti, uva di Troia compresa. Un vitigno che ha preso dimora nel territorio pre-Murgiano, tra Andria e Castel del Monte, dove le campagne hanno i bianchi accesi delle antiche masserie, in questo caso ristrutturata dalla famiglia Marmo ad albergo, cantina e centro convegni. Gli ulivi fanno da contorno alla struggente Tenuta Cocevola, ma nel 2000 sono stati impiantati circa 7 ettari di barbatelle, tutte a nero di Troia, il vitigno importato dalla popolazione ellenica. Per Pinuccio Marmo l'uva di Troia sta alla tradizione come per Giacomo Bologna stava la barbera, per capirci. È stata una scommessa, vissuta anche sull'onda dei ricordi e coi consigli di un enologo come Luigi Moio. Nel team anche Maria Marmo, 26 anni, prossima alla laurea in Scienze dell'Informazione. Il progetto ha preso corpo con le prime cinquemila bottiglie 2003 di Vandalo, un nero di Troia in purezza così chiamato per onorare un purosangue italiano del 1800 protagonista negli ippodromi di mezza Europa. Le uve vengono raccolte a fine ottobre e macerate sulle bucce, quindi la fermentazione in acciaio per 25 giorni e l'affinamento in botti di rovere francese. Il risultato è da podio: colore rubino concentrato, al naso esprime profumi di spezie, pesca e liquirizia, in bocca è fresco, ampio, tostato nel finale. Insomma elegante. S'aspetta ora la nascita di un altro simbolo della Puglia, ovvero un Rosato ottenuto dalla «vinificazione in bianco» delle medesime uve. E c'è da crederci che sarà grande.

Tenuta Cocevola - Azienda Agricola Marmo - Andria (Bari)
Tel. 0883566945, una bottiglia di Vandalo: euro 30

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