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La Stampa

Il Barolo affila le sue armi ... Il Barolo, re dei vini piemontesi, sceglie il Vinitaly come trampolino verso nuovi successi di mercato, ma intanto ha affilato le armi in un «ritiro» per addetti ai lavori. Ieri, alle Cantine Contratto di Canelli, c´è stata una grande anteprima durante la quale 68 «grandi firme» che producono il più celebre e storico dei vini piemontesi hanno presentato i risultati del lavoro compiuto sull´annata 1998. La presentazione ha ruotato attorno alle scelte del giornalista Gigi Piumatti di Slow Food ed è stata inserita nell´ambito della rassegna internazionale «Le Grandi Tavole del Mondo», di cui, in questa occasione è stato protagonista il ristorante milanese «Il Luogo di Aimo e Nadia», uno tra i più celebri d´Italia. Carlo Micca Bocchino, che al celebre nome della sua grappa ha voluto unire quello dei vini Contratto rilevando la storica azienda enologica canellese, spiega: «Questa degustazione mi riempie d´orgoglio, perchè la Contratto è una delle pochissime aziende che possono vinificare Barolo fuori dalla zona di produzione, poichè proprietaria già oltre mezzo secolo fa, quindi molto prima dell´istituzione del disciplinare d´origine, del cru "Cerequio", a cavallo dei Comuni di La Morra e Barolo. Ecco perchè questo grande evento si svolge a Canelli». E Gigi Piumatti aggiunge: «Assaggiando questi baroli, tutti insigniti dei tre bicchieri sulla guida "Vini d´Italia" di Slow Food e Gambero Rosso, si possono definire le potenzialità di un´annata che riesce a competere anche con quella del 1997, riconosciuta tra le migliori del Ventesimo secolo». Ma questa miniera d´oro chiamata Barolo, che nel 2004 raggiungerà i 1600 ettari di vigneto con una produzione potenziale di 9,5 milioni di bottiglie e che, già attualmente, grantisce un fatturato di circa 140 milioni di euro all´anno non teme l´onda lunga di un mercato sempre più globale, con una concorrenza sempre più aggressiva? «Tutt´altro, stiamo con gli occhi ben aperti - risponde Giovanni Minetti, presidente del Consorzio che tutela Barolo e Barbaresco -. Vede, il Barolo è un vino importante, che continua ad avere più estimatori all´estero che in Italia, come dimostrano le vendite, realizzate al 75% sull´export. In base a questo fatto ci sono almeno due considerazioni da fare: la prima è che il Barolo è un vino molto caratterizzato, con il grande pregio di non avere sentore di quei vitigni che caratterizzano i vini "globali", parlo di Merlot, Cabernet eccetera. Questo pregio, però, può rivelarsi un fattore di fragilità su mercati non fidelizzati, perchè, dove il vino è moda e non tradizione, gli influssi delle nuove tendenze, abbinati a prezzi competitivi, sono forti. La seconda considerazione è legata alla prima: il vino italiano di pregio vive fondamentalmente su un numero ristretto di mercati e se uno di questi va in crisi il contraccolpo è pericoloso. Ne abbiamo avuto una riprova dopo gli attentati di settembre a New York, quando c´è stata una forte battuta d´arresto. Quindi non possiamo permetterci di dormire sugli allori, bisogna insistere nella comunicazione di un messaggio di unicità e qualità assoluta, senza dare mai niente per scontato». Per le vendite in Italia il problema è un altro: «Il Barolo, da noi, vive come sotto una grande campana di vetro - spiega Luigi Cabutto, presidente dell´Enoteca Regionale del Barolo - questo vino viene ancora visto come un prodotto quasi inaccessibile. Bisogna far cadere questi timori reverenziali, anche con una politica di prezzi intelligente. Ed è importantissima anche l´immagine all´estero ...

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