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La Stampa

La mia ricetta per il vigneto-Italia»: Zonin, investendo sui vitigni autoctoni si può far decollare un nuovo mercato ... «Abbiamo constatato che, seppure esista da parte dei consumatori una crescente richiesta di prodotti di livello, permane un gap evidente tra chi può permettersi bottiglie appartenenti ad una fascia di prezzo molto elevata e chi deve conciliare il proprio desiderio di qualità quotidiana con il budget a disposizione. Il nostro obiettivo è colmare questo vuoto e garantire a tutti la qualità». Gianni Zonin, proprietario dell´azienda vitivinicola più importante d´Italia e la terza in Europa, offre la sua ricetta per la viticoltura italiana. Lo fa al Vinitaly dove tra le aziende premiate al Concorso Enologico Internazionale, ci sono tre delle sue tenute italiane, la Feudo Principi di Butera in Sicilia, il Castello del Poggio in Piemonte e il Castello d´Albola in Toscana. E la sua «ricetta» non può che partire dalla decisione di rivedere la sua filosofia produttiva per adeguarla alle nuove richieste di mercato: «La nostra parola d´ordine, ma credo anche quella di tutte le aziende che producono bottiglie di vino destinate al largo consumo, è che la qualità non può essere prerogativa di un gruppo ristretto di consumatori ma deve allargarsi al maggior numero possibile di persone». Da che cosa parte questa «rivoluzione» in casa Zonin? «Negli ultimi anni - spiega l´imprenditore - si è assistito ad un cambiamento radicale nei gusti dei consumatori, che ha riguardato non solo l´Italia ma tutto il mondo occidentale. Il consumo di vino da tavola è in netto calo, mentre la richiesta di prodotti di valore continua la sua ascesa. Si beve meno rispetto al passato, ma con una maggiore attenzione alla qualità». Alla base di questo cambiamento c´è «una migliore informazione e preparazione del consumatore, nuove scoperte scientifiche che raccomandano l´assunzione regolare di vino a scopo di prevenzione e, sicuramente, un fenomeno di moda legato al concetto del piacere e del "buon vivere"». Ma che ha fatto concretamente Gianni Zonin? «Stiamo puntando con grandi investimenti sui vigneti e sui vitigni autoctoni delle più importanti regioni italiane. L´obiettivo è una graduale evoluzione dei nostri vini verso i massimi livelli qualitativi», replica. E così dal 1999 viene reinvestito il 20% del fatturato annuo (nel 2001 ha sfiorato i 78 milioni di e) in una campagna di acquisizioni nelle aree più tradizionalmente vocate, dalla Toscana al Piemonte, a quelle emergenti, Sicilia, Puglia e Friuli. Conclude: «La presenza nei principali territori del vino, attraverso dodici grandi tenute, rappresenta un valore aggiunto per i tutti i nostri prodotti».

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