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La Stampa

Gancia, la quinta generazione scende in campo ... Nella Casa in cui nacque lo spumante (o meglio lo «champagne italiano», come veniva chiamato allora) si fanno i consuntivi di un 2002 vissuto nel segno del rinnovamento e dell´espansione. Edoardo, Lamberto e Massimiliano Vallarino Gancia, la quinta generazione della famiglia che ha cominciato a scrivere la sua storia negli annali del vino nel 1850, hanno varato una strategia di investimenti sul piano della tecnologia, della comunicazione e delle risorse umane per l´azienda leader nella produzione di spumanti sul mercato nazionale. I tre giovani imprenditori sono al timone della Gancia che stanno rilanciando sotto il profilo innovativo, pur mantenendola intimamente legata ai valori del territorio e dell´autenticità dei prodotti, oltre che alla tradizione del nome. «Abbiamo una mania di famiglia, la perfezione», dice Lamberto Vallarino Gancia e aggiunge un altro comandamento di casa: «Per saper fare grandi spumanti bisogna saper fare grandi vini». Insomma uno stile «vecchio Piemonte» dove non c´è posto per autocompiacimenti, ma solo per la voglia di migliorarsi sempre. Complessivamente, in attesa che siano elaborati i dati di quest´anno, sulla base dei conti 2001 le vendite sono nell´ordine dei 22 milioni e 600 mila bottiglie ed il fatturato è a quota 80 milioni di euro, mentre le esportazioni toccano il 25% della produzione. Risultati che il nuovo team salito sul ponte di comando intende far crescere seguendo varie direttrici: «Innanzitutto vogliamo riuscire a staccare definitivamente il consumo dello spumante dai consumi delle feste, quelle natalizie in particolare, e per farlo puntiamo anche sui canali dei wine bar - spiega Massimiliano Gancia -. Ma l´indispensabile operazione di fondo è quella di garantire ad un nome come quello dell´Asti tutta la sua nobiltà, intaccata da prodotti che non rispecchiano la preziosa ed unica qualità di questo grande spumante italiano». Poi c´è la via del «metodo tradizionale», battuta abbracciando la nuova Doc «Altalanga», perchè, come sottolinea Edoardo Gancia: «il controllo della filiera produttiva, dalla terra, alle cantine, agli stessi macchinari, è essenziale per dare il meglio della cultura italiana del vino. Anche per questo puntiamo sulla riscoperta del vitigni autoctoni, al Nord come nel Mezzogiorno, che connotano l´italianità coniugata con la bevibilità». E la scelta è stata quella di nuove acquisizioni impostate su due poli: Piemonte e Puglia. «L´obiettivo - dice Lamberto - è creare una "grande cantina" che rappresenti tutta l´Italia vitivinicola e in quest´ottica anche la definizione dei territori è valsa a valutare fasi nuove». Le prime novità a livello gestionale si sono ripercosse sulla produzione di due prodotti come il «Modonovo metodo Gancia», che offre una possibilità inedita di gustare l´Asti spumante, e il Pinot de Pinot Blanc de Blancs, frutto di un´accurata selezione delle migliori uve Pinot bianco, mentre il rispetto della tradizione e della storia aziendale è testimoniato dal «Carlo Gancia», la cuvée che rende omaggio al fondatore della Casa ed inventore del primo spumante italiano. Nella logica dell´azienda i Gancia-boys si sono divisi i mercati a livello di marketing: Lamberto si occupa dell´Europa, Edoardo dell´Asia e del Sudamerica e Massimiliano dell´America del Nord. «Comunque siamo una squadra di elementi intercambiabili - precisa Lamberto - e le decisioni le prendiamo insieme. La nostra famiglia ha investito su di noi proprio vedendo che siamo "compatti"».

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