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La Stampa

La grande scommessa del vino “Queste le settimane decisive” - Il caldo e la lunga assenza di precipitazioni hanno accelerato la maturazione delle uve e ridotto la grandezza dei grappoli. “A rischio i volumi produttivi” ... Vendemmia super o vendemmia a rischio? In questi giorni se ne sentono davvero di tutti i colori e c’è il rischio che a voler dire la propria ad ogni costo si finisca per parlare a sproposito come fa capire Marco Caprai, re del Sagrantino di Montefalco, giovane saggio dell’enologia italiana. “Veniamo da una brutta annata, ma un anno fa a luglio tutto sembrava andare bene - dice Caprai - quindi bisogna stare attenti con le parole. La vite non ha problemi, comunque una bella pioggia farebbe bene a tutti”. Anche quando la visione diventa nazionale il quadro è simile come conferma Franco Giacosa, direttore tecnico di casa Zonin, responsabile di vigneti che vanno dal Nord-Est alla Sicilia, passando per Piemonte, Maremma e Puglia: “Finora problemi non cene sono, d’altra parte ci sono state vendemmie anche con quaranta gradi. La situazione migliore l’abbiamo in Puglia e in Sicilia, tutto bene anche in Maremma, mentre si soffre un po’ in Friuli e Toscana, ma guai non se ne vedono, certo ad essere decisive saranno le prossime settimane”. Stessa linea pure dal Consorzio del Brunello di Montalcino: “La situazione è sotto controllo e l’anno promette bene”. Anche i proverbi piemontesi vengono in aiuto dei vignaioli. “Quando il prato è giallo il vino è buono - ricorda Cristina Oddero di una delle cantine più prestigiose di barolo a La Morra - la situazione in vigna lascia sperare molto bene per il futuro, ma anche lo scorso anno sembrava non ci fossero problemi, poi abbiamo visto tutti com’è andata”. Giacomo Gillardi, enotecnico di Ceretto, dalla sua Farigliano (Langa doglianese) si rifà ai ricordi degli anziani del paese: “Il clima di questi giorni è simile a quello del 1944 quando i dolcetti si vendemmiavano in agosto, comunque la siccità non ha mai fatto male al vino, anzi”. Tante opinioni per fare capire che parlare ora è sbagliato, anzi ad esordire con toni trionfalistici si rischia pure di fare la figura dei menagramo, quindi meglio rifarsi a dati ufficiali come la fotografia delle vigne diffusa da Ismea e Unione Italiana Vini che hanno avviato a luglio, per il terzo anno consecutivo, il monitoraggio dei vigneti nazionali per fornire previsioni di produzione aggiornate. Una prima valutazione fa capire per il 2003 una produzione intorno ai 50 milioni di ettolitri, in netta crescita rispetto ai 44,6 milioni del 2002, ma comunque non abbondante perché la produzione media delle ultime dieci vendemmie è stata di 55,3 milioni di ettolitri. A limitare i volumi produttivi sarebbero per ora due fattori: le basse temperature e le gelate nella prima decade di aprile in diverse regioni d’Italia e la siccità che pur non creando ancora allarme sta comunque condizionando lo sviluppo di acini e grappoli. “Nel settore vinicolo nulla è ancora deciso - spiega Ezio Rivella, presidente dell’Unione Italiana Vini - il caldo e l’assenza di precipitazioni hanno accelerato la maturazione delle uve e ridotto la grandezza dei grappoli che potrebbero però recuperare peso se nelle prossime settimane intervenissero le attese pioggie. In caso contrario alla lunga quello che finora è uno stato di sofferenza potrebbe trasformarsi in “stress idrico” con ripercussioni sensibili sui volumi finali della vendemmia”. La qualità - sempre secondo i dati Ismea e Unione Italiana Vini - è invece ottima.

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