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La Stampa

Il vino italiano fa affari con l’Est. Nasce un Osservatorio sulla comunicazione tra media e produttori. La Confagricoltura: grandi potenzialità per il nostro export ... Al Salone del Vino di Torino, conclusosi mercoledì, si sono aperte due importanti porte, una verso l’informazione e l’altra verso i Paesi dell’Est. Nel corso di una tavola rotonda dedicata alla comunicazione dall’Enoteca Italiana si è stabilito di aprire un organismo di consultazione permanente, il primo in Italia a livello istituzionale, tra rappresentanti dei media e produttori vinicoli per facilitare la corretta informazione sul mondo del vino. “Oggi più che mai chi comunica il messaggio del vino deve seguire regole definite dalle nuove tecnologie, dalla domanda etica di conoscenza trasparente di prodotto e territorio, dalle nuove logiche di competizione - dice Pierdomenico Garrone, presidente dell’Enoteca d’Italia - La creazione dell’Osservatorio sulla Comunicazione del vino vuol essere questo: uno strumento culturale tra produttori e media, un comprensibile riferimento per i consumatori e gli operatori professionali, un investimento produttivo per tutto il sistema. ”Il panel dei membri dell’Osservatorio sarà definito entro l’anno. Intanto i riscontri di mercato dai Paesi dell’Est e del Nord Europa sono lusinghieri: un workshop organizzato al Salone del Vino da Lingotto Fiere in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane ha generato una corrente di acquisti nell’ordine di 7,5 milioni di euro nel giro di sole 36 ore. Dunque, come è stato sottolineato in un convegno della Confagricoltura nazionale a cui ha preso parte il sottosegretario alle Politiche Agricole Teresio Delfino, in un mercato stabile per le nostre esportazioni, i Paesi dell’Est Europeo possono rappresentare una grande opportunità per i nostri vini. “L’occasione da sfruttare è il prossimo allargamento dei confini europei che invita gli operatori del settore a volgere lo sguardo verso le frontiere dell’est e a valutare le reali possibilità offerte dai Paesi dell’Europa Centrorientale” ha sottolineato Federico Vecchioni, componente di giunta responsabile del progetto di internazionalizzazione di Confagricoltura. Nell’insieme l’incidenza dei Paesi dell’Est nelle nostre esportazione è del 5,3%. L’Italia è già un fornitore molto importante per la Polonia (1,6% del nostro export nell’aerea) ma soprattutto per la Repubblica Ceca (2,2%), paese che ha fatto registra negli ultimi anni un consumo di vino in costante crescita, a tal punto che per far fronte alla richiesta interna importa circa la metà dei volumi consumati. Nel complesso le esportazioni italiane nell’Est Europa che si sta avvicinando all’Ue si sono attestate nel 200 intorno a 17 milioni di ettolitri. Trascurabili invece le importazioni. “Ma - ha fatto notare Vecchioni - l’area ha buone potenzialità di crescita e diversi imprenditori vitivinicoli italiani hanno già aperto aziende sul posto o stanno per farlo. Questo naturalmente ci garantirà un futuro con nuovi spazi di mercato, favorendo contemporaneamente il miglioramento delle tecniche colturali e di cantina, un ammodernamento delle strutture di trasformazione e di imbottigliamento, oltre a potenziare la fase di commercializzazione e promozione. Tutti elementi che contribuiranno a dare impulso al settore nell’Est europeo”.

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