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La Stampa

Il terrorismo punisce cibi e vino: maggiori controlli Usa, salgono i costi dell’export. Il timore di attentati attraverso alimenti contaminati impone rigidi vincoli burocratrici ... Il terrorismo crea problemi anche all’esportazione di prodotti agroalimentari negli Usa. Venerdì 12 dicembre è scattata la prima scadenza del “Bioterrorism Act”, la legge statunitense varata per controllare in modo dettagliato l’import, prodotti agricoli e alimentari compresi. “Ci saranno complessi adempimenti burocratici e obiettivi aumenti dei costi a carico delle aziende, che si tradurranno in una minore competitività delle nostre produzioni, già messe a dura prova dal “caro Euro”, avverte Confagricoltura.
La legge sul bioterrorismo prevede la registrazione presso la Food and Drug Administration di tutte le aziende che intendono esportare negli Usa alimenti destinati al consumo umano o animale e la notifica preventiva di ogni carico inviato, da inoltrare nel periodo immediatamente precedente l’esportazione. Inoltre ciascuna impresa che intenda esportare negli Usa, dovrà indicare il nome di un agente di riferimento fisicamente presente negli Stati Uniti.
I problemi maggiori, spiega la Confagricoltura, derivano proprio dall’obbligo di avere un agente negli Usa. Ma mancano anche le modalità applicative e le linee guida per effettuare la notifica preventiva. Tutto questo andrà ad impattare sugli scambi agroalimentare tra Italia e Stati Uniti, la cui bilancia commerciale è a nostro favore per circa 1,4 miliardi di euro grazie, soprattutto, a prodotti come vino, olio, formaggi e pasta. E’ proprio dal mondo del vino che si registrano le reazioni più preoccupate: “Sarà un caso - commenta Francesco Mazzei produttore di Chianti nell’azienda Castello di Fonterutoli - ma l’impressione è che in America si stiano dando da fare per complicarci la vita. Il 20% del mezzo milione di bottiglie che produciamo ogni anno finisce negli Usa”. Seppur controllava da proprietari italo-americani dovrà adeguarsi sarà anche la Banfi, massima azienda del territorio del Brunello di Montalcino. Spiega Enrico Viglierchio, direttore generale: “per ottenere il certificato richiesto sarà necessario fornire una serie di informazioni su tutta la filiera, dall’origine fino all’importatore. Ottenere il certificato non è complicato, ma costa 500 euro. Se si calcola che ci sono gli Usa, la somma che va al fisco americano è imponente. I problemi sorgeranno per le aziende prive di certificazione: i prodotti saranno sottoposti ad una serie di controlli non indifferenti, i container saranno aperti, e il contenuto ispezionato e analizzato”. E il presidente dell’Enoteca d’Italia, Pierdomenico Garrone conclude: “La nuova legge Usa creerà obiettive difficoltà al nostro export, quindi c’è una ragione in più per rafforzare la struttura a sistema, voluta da governo e Regioni, che punta su Buonitalia ed Enoteca d’Italia per agevolare, innovare e consolidare la nostra leadership nazionale sui mercati agroalimentari”.

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