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La Stampa

“Spieghiamo la cultura del bere”. Il presidente dell’Unione vini: la sola proibizione è sbagliata ... “Si, ma il vino è un'altra cosa”: a dirlo, commentando le note di Sirchia sulla lotta all’alcolismo, è Ezio Rivella, presidente dell’Unione Italiana Vini e in passato membro del gruppo di lavoro dell’Oiv (Organisation internazionale du vin) sugli effetti sociali dell’alcol.

Vuol dire che con il vino non ci si ubriaca?
“Ci si ubriaca con qualsiasi cosa alcolica, ma il punto è che ci si ubriaca perché spinti da modelli che non sono certo quelli del mondo del vino”.

Ovvero?

“Pensi ai film in cui i protagonisti hanno come programma basilare per il sabato sera una sbornia: ne ricorda tanti in cui questi eroi del bicchiere si ubriacano di vino?”

Ma questi modelli, generalmente non sono italiani

“Appunto ed è qui l’errore, non puntare su modelli più vicini alla nostra cultura. Modelli che suggeriscano gusto, moderazione e capacità di apprezzare la vita, invece di sfide subumane a chi tracanna una maggior quantità di liquidi alcolici”.

Insomma mettere in guardi dagli abusi del consumo dall’alcol è doverso, però non basta?

“Esattamente, Sirchia, se volesse fare cosa veramente meritoria, dovrebbe lanciare con una campagna di educazione alimentare, di educazione al bere, nelle scuole. Bisogna tener presente che parlare solo di rischi e imporre divieti quasi sempre sui giovani ha l’effetto opposto.
Invece, marcare le differenze di stile di vita e di cultura relative al vino può essere utile. Proprio per quei modelli di cui si parlava prima”.

Creare una mentalità per cui chi, per divertirsi si ubriaca, è un “coatto”?

“Più o meno. Nel Nord Europa, infatti, l’immagine del vino è stata proposta come un percorso contro l’abuso di superalcolici.

Si può aggiungere che la scienza medica ha riconosciuto molti meriti al vino.

“Si, questo è dato di fatto che chiunque deve riconoscere. Ma voglio insistere su altri due punti: moderazione e qualità del bere.

Cose che vanno insegnate, sia in famiglia sia a livello istituzionale. Ripeto: quello del vino è una scuola di stile”.

Lei è uno dei “guru” dell’enologia italiana, la sua difesa del vino non sarà un po’ di parte?

“Le rispondo con una confessione: in vita mia non mi sono mai ubriacato”. (arretrato de "La Stampa" del 24 aprile 2004)

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