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La Stampa

Dopo millenni la vite svela il suo segreto … Italia e Francia alleate per individuare il genoma in due anni. Antica più della Bibbia, pianta sacra simbolo di civiltà, la vite sta per consegnarci i suoi più profondi segreti. Avverrà grazie ad una alleanza tra due Paesi che, in tempi moderni, ne hanno sublimato la tradizione e la coltura: Italia e Francia. Vignaioli della penisola e vigneron d’Oltralpe, più di una volta schierati su posizioni di contrasto, attraverso un patto stipulato dai governi di Roma e Parigi, avranno a disposizione un patrimonio di informazioni tale da dare ai loro vini un valore aggiunto mai sinora immaginato. L’accordo che darà modo di caratterizzare il menoma della vite, ovvero il contenuto complesso del suo Dna porta la firma del ministro per le Politiche agricole italiano, Gianni Alemanno, del suo collega francese, Dominique Bussereau, unita a quella del ministro francese della ricerca, Francois D’Aubert. L’impegno finanziario dei due Paesi sarà paritario e ammonterà a 6 milioni di euro. Il tempo previsto è di due anni. Il menoma è l’intero patrimonio genetico di un organismo vivente ed è scritto in un composto chimico chiamato Dna (cioè acido desossiribonucleico), una lunghissima molecola composta dalla successione di quattro diverse basi nucleotidiche. Il sequenziamento del menoma, cioè la lettura del grande libro della vita di un determinato organismo, costituisce una tappa fondamentale per la comprensione delle “istruzioni” in esso contenute. A che cosa, in concreto, porterà questa ricerca? Tanto per fare qualche esempio all’individuazione dei meccanismi di resistenza della vite a malattie e parassiti, con conseguente sviluppo di nuove strategie di difesa, possibilmente svincolate dall’impiego di fitofarmaci. Porterà alla comprensione dei percorsi metabolici che portano alla sintesi di composti importanti nel determinare le caratteristiche e la qualità del vino (tannini e antociani) o composti con effetti positivi per la salute umana (come il resveratrolo). Così come sarà possibile comprendere i processi riproduttivi della pianta, per studiare vitigni con vigoria vegetativa e carica di gemme a fiore ottimali, al fine di ridurre gli interventi di potatura. Oltre a selezionare porta innesti con caratteristiche di particolare tolleranza a sale e siccità. Ma non è solo interesse scientifico, infatti chi riesce a decodificare i genomi si trova molti passi avanti rispetto a competitori nello sviluppo di nuovo materiale e di nuove tecnologie. Italia e Francia hanno deciso di unire le forze anche per disporre di questo vantaggio su un mercato globale affollato di concorrenti sempre più aggressivi. “Il finanziamento di questo progetto è strategico perla ricerca del nostro Paese – spiega il professor Enrico Pè, coordinatore scientifico della ricerca – e l’Unione Italiana Vini, con l’Università di Verona e importanti fondazioni nazionali, hanno fortemente appoggiato l’iniziativa”. Il progetto originale presentato dal gruppo di lavoro italiano – ovvero il Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Biologia Molecolare della Piante, formato da 16 gruppi di lavoro in tutto il Paese – è denominato Vigna (Vitis Menome Analysis) riunisce competenze in materia gnomica, biologia molecolare e cellulare, genetica, patologia vegetale, bioinformatica e non prevede la produzione di piante transgeniche e organismi geneticamente modificati. “Si tratta di un segnale importante, forse il primo progetto concreto che finalmente in Italia lega il mondo della ricerca a quello del vino – commenta il presidente dell’Unione Italiana Vini, Andrea Sartori – Purtroppo troppo spesso nel nostro Paese la ricerca è considerata un fanalino di coda, speriamo che ora cominci un’inversione di tendenza, con sempre maggiori legami anche con il mondo imprenditoriale”.

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