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La Stampa

Separati in cantina. Festa e business le tensioni di mercato creano spinte negative che portano molti produttori a correre da soli invece di puntare al gioco di squadra. Torna il WineDay: oggi in tutta Italia le aziende vinicole aprono le porte. Ad accogliere l’invito saranno oltre un milione di appassionati. Troppi campanili. Chiara Lungarotti: «E’ necessaria maggior consapevolezza del ruolo economico che può avere l’enoturismo di qualità» ... Niente da fare: nonostante le tante invasioni subite nei secoli l’Italia è rimasta quella dei Comuni, liberi e divisi. Così, mentre i nuovi imperi del vino ci assediano - e l’Unione Europea fa da quinta colonna assimilando le loro zuppe di trucioli alle barrique - ogni cantina si fa castello, illudendosi di poter cavarsela nello scontro globale. E’ lo stesso errore che nel passato ha portato molti produttori di vini blasonati a fare per sè invece di far squadra e poi trovarsi a dover tagliare i prezzi per stare a galla quand’è arrivato il tempo delle streghe.
Ezio Rivella, guru del settore, da anni ripete: «Nel nostro Paese ci saranno forse venti aziende in grado di affrontare da sole le burrasche del mercato. Gli altri, se credono di correre da soli con la loro bottiglia in mano, non hanno capito che non arriveranno mai al traguardo». Ed anche la nuova crociata degli autoctoni rischia di essere mal compresa: non si tratta di creare un vino per ogni campanile - come, purtroppo in molti casi è avvenuto con le Doc - ma di portare avanti in maniera coesa le diverse identità dei nostri vigneti. «Fare sistema» è uno slogan che tende a restare tale, con relative mancate sinergie di iniziative e stanziamenti di denaro pubblico. Tutto questo individualismo - chiamiamolo così - non fa bene ed una dimostrazione viene dalla giornata di «Cantine aperte», agitata da fremiti secessionisti che Chiara Lungarotti, neopresidente del «Movimento turismo del vino», si affanna a temperare. Ormai le origini del dissidio che ha portato il Piemonte - ricordiamolo, è una delle regioni di massima eccellenza vinicola mondiale - a festeggiare per conto suo questo giorno si perdono nella logica delle guerre di cui nessuno sa più bene perchè siano cominciate. Torti e ragioni a parte il risultato è comunque negativo: basti pensare che in quella nuova patria del Barbera d’Asti chiamata Rocchetta Tanaro si è pensato di far festa sì, ma senza alzare la bandiera di «Cantine aperte», tanto per evitare diretti coinvolgimenti nella diatriba. Peccato, perchè, a parte il fascino del piccolo paese in cui Giacomo Bologna ha suonato le campane della riscossa del vino italiano dopo l’«affaire metanolo», molte manifestazioni avrebbero ben figurato nei programmi ufficiali della giornata, come quella dell’asta di magnum di grandi produttori, organizzata dalle Cantine Morona a favore dell’onlus «Wecare» per i bamini ugandesi di Matany.
«Bisogna fare attenzione - avverte Angelo Gaja, che ha aderito all’iniziativa benefica - a non inflazionare i momenti di comunicazione e soprattutto a non confondere le idee a chi guarda al vino come un fenomeno socialmente ed economicamente positivo. L’immagine che resta nell’appassionato, italiano o straniero che sia, è la miglior garanzia di un futuro per il mercato». Parola di uno che in fatto di export e comunicazione può senz’altro dare lezioni. Fortunatamente, però, le diatribe al pubblico degli enoturisti appassionati arrivano solo come echi lontani ed è un bene, perchè almeno c’è tempo e modo per ricucirle. Così oggi, da Aosta a Marsala, dal Collio al Salento, un migliaio di cantine (ma con «autonomi » e «separatisti» saranno molte di più) aprono le porte, dalle 10 alle 18, per accogliere gli enoturisti tra vigneti, botti e barriques (info: www.movimentoturismovino.it ; tel. 0432/26339). L’anno scorso il conteggio dei visitatori ha superato il milione di presenze e questo in un solo giorno: «Il mix costituito da vignaiolo, vino e territorio - commenta Chiara Lungarotti - è il vero valore aggiunto, essenziale, affinché si sviluppi la consapevolezza del ruolo economico che nel nostro Paese può avere l’enoturismo di qualità». Dunque un’occasione da non disperdere con beghe di campanile.
Regione per regione il Movimento Turismo del Vino propone programmi fortemente legati alle tradizioni locali, sia dal punto di vista delle produzioni tipiche in degustazione, sia delle tradizioni popolari che animano le vie e le piazze dei borghi. Il tutto ad arricchire un programma legato al tema centrale della giornata: la cantina aperta a tutti. In Umbria, ad esempio, si può camminare nel cuore dei vigneti, a suon di musica e soste golose a base di pasta, porchetta e ottimo vino con la divertente «Mangialonga» di Caprai. In Sicilia anche i bambini si divertono con favole e giochi a contatto con la natura, mentre i genitori visitano le cantine di Donnafugata. In Trentino si può sperimentare una singolare «passeggiata enomusicale tra le botti» proposta da La Vis. In Veneto nella sede storica della Zonin, a Gambellara, imperdibili le visite guidate alle collezioni di editti e proclami, bicchieri e cavatappi antichi. In Toscana Castello Banfi, a Montalcino, apre le porte del Museo della bottiglia, che vanta reperti unici e antichissimi. E così per tutta la Penisola, mentre il giornalista-enogastronomo Paolo Massobrio lancia la sua provocazione: «Propongo una manifestazione all’incontrario: chiudiamo le cantine l’ultimadomenica di maggio e apriamole tutto l’anno, in tutti i sacrosanti giorni in cui la gente sceglie non attratta da una promozione di massa e si appresta a degustare con tranquillità e saggezza, come si addice al vino». (arretrato de La Stampa del 26 maggio 2006)

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