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La Stampa

C’è un pezzo di patrimonio dell’umanità nascosto tra le bollicine “Made in Asti” ... Cattedrali sotterranee – Si avvicina il riconoscimento dell’unesco per le cantine storiche e il territorio di Canelli... “Sono maestose come cattedrali, cattedrali sotterranee. Ma forse questo dedalo di cantine e corridoi che si estende per chilometri sotto la città bisognerebbe chiamarlo il ventre di Canelli. E’ qui che l’uva delle nostre colline viene trasformata in vino e metabolizzata per diventare energia vitale dell’economia piemontese”. Lamberto Vallarino Gancia, rappresentante della quinta generazione della famiglia che oltre 150 anni fa inventò lo “Champagne italiano”, parla camminando tra le penombre di colonne ed archi che costellano gli ultimi due chilometri appena restaurati. E ci vorrebbe davvero la penna di Emile Zola per descrivere queste meraviglie: trionfali cattedrali del vino in cui si aggirano fantasmi risorgimentali e brandelli di quella storia d’Italia enogastronomica raccontata da Mario Soldati.
“Qui veniva, più o meno in incognito, Vittorio Emanuele secondo dopo le sue battute di caccia in Langa - dice Lamberto Gancia - e, un secolo dopo, qui Soldati era di casa”. Vecchio Piemonte pre-unitario e albori della televisione si fondono nel racconto, mentre dalle nicchie appaiono, tra luci soffuse, i ritratti dei “grandi vecchi” della famiglia, Carlo e Camillo, poi diplomi, medaglie, antiche pupitre crivellate da bottiglie, affiches firmate da grandi disegnatori. “Ci sono voluti due anni e due milioni di euro a riportare questo tratto di sotterranei all’onor del mondo - spiega il giovane presidente dell’azienda - e speriamo che questo restauro contribuisca al parere positivo dell’Unesco per inserire le antiche cantine canellesi, insieme con il territorio di cui sono centro, tra le aree del pianeta, classificate come “Patrimonio dell’umanità”.
Sì perchè l’istruttoria per far entrare le cattedrali sotterranee di Canelli nell’esclusivissimo “club” dei (per ora 812) siti più importanti nella storia culturale dell’uomo è partita e marcia rapidamènte, tanto che qui si spera di veder arrivare il tanto desiderato riconoscimento entro il 2008. Oltre a quelle dei Gancia, nel dossier di candidatura dell’unesco a patrimonio mondiale dell’umanità figurano le cantine di altre grandi Case vinicole storiche, come Contratto, Bosca e Coppo: in totale 16 chilometri di una rete sotterranea con cui si intrecciano camminamenti di antiche fortificazioni, pozzi, cunicoli. Un vero labirinto dedalico consacrato al vino. Così com’è consacrato al vigneto tutto questo territorio in cui si fondono colline di Monferrato e Langa: “In questo contesto è stato lanciato il progetto “Alta Langa” - spiega ancora Lamberto Gancia - una produzione di bollicine metodo classico a base di pinot nero e chardonnay coltivati sulle colline oltre i 300 metri di quota.
E’stato un lavoro di squadra a cui hanno partecipato Barbero, Fontanafredda, Giulio Cocchi, Martini e Rossi, Vigne regali e Tosti, oltre a noi. Il risultato è stato il riconoscimento Doc, arrivato nel 2002”. Un prodotto concepito per migliorare il territorio, oltre che l’offerta enologica, perchè sta proprio lì il passaggio cruciale: l’armonia dei paesaggi, delle costruzioni, delle infrastrutture legate all’elemento chiave della candidatura a “Patrimonio dell’Umanità”. Così l’Unesco ha “promosso” la valle del Douro, in Portogallo, e l’area del Tokaj, in Ungheria, mentre ha detto “no” alla pur splendida Valtellina, perchè al fascino dei suoi vigneti ad un passo dalle stelle si contrappongono troppi brutti capannoni in fondovalle. “La pratica delle “cattedrali sotterranee” è in pole position - assicura Gancia - ma bisogna lavorare sino all’ultimo minuto per migliorare il contesto paesaggistico. E’una scommessa importante: il riconoscimento dell’Unesco vuol dire una tutela perpetua della zona, incentivi per riconvertire al bello le parti meno piacevoli, un salto di qualità che genererà nuovi spazi per attività alberghiere, in vista di un flusso turistico che crescerà esponenzialmente.
L’esempio delle Olimpiadi a Torino è significativo: così come la capitale del Piemonte grazie ai giochi invernali ha visto riconoscere universalmente il suo patrimonio artistico e culturale così Canelli potrà diventare un luogo di culto internazionale, e non solo per gli appassionati del vino, grazie alle sue cantine uniche al mondo”.
(arretrato de La Stampa del 29 ottobre 2006)

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