02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

La Stampa

Trucioli sì, trucioli no, il consumatore è confuso ... Non voglio né posso atteggiarmi a neofita del vino, ma in questi giorni di decreti e di comunicati stampa vorrei sapere che cosa penserà un normale e saggio consumatore. Riassunto delle puntate precedenti. A ottobre l’UE emana un regolamento (1507/2006) sulle “modalità di impiego dei pezzi di legno di quercia nell’elaborazione dei vini”. Qui, alla voce “Purezza”, si intima: “I pezzi di legno di quercia non devono liberare sostanze in concentrazioni tali da comportare eventuali rischi per la salute”. I trucioli sono avvisati: a contatto con l’alcol possono liberare solo sostanze vantaggiose per il portafoglio del produttore.
Poche settimane fa il nostro ministero delle Politiche agricole emana il decreto legge relativo, vietando la pratica dei trucioli per i vini Doc e Docg. Bene, dirà il consumatore, le Doc e le Docg sono vini legati a territori, non devono essere colpite da queste pratiche omologanti. Certo, dico io. Ma è un bene che riguarda una percentuale minima di vino. Il 70% della produzione italiana è a Indicazione Geografica Tipica. Ho capito, dice lui, vuoi dire che i vini Igt non sono vini di qualità e dunque possono essere esclusi dal decreto “restrittivo” del ministro.
Intanto i sostenitori di quella che chiamano “libertà di scelta” nelle tecniche di produzione ci ricordano chela pratica dei trucioli è diffusa da anni, che il mondo va veloce e bisogna adeguarsi o si perdono i treni del mercato. Ma il consumatore si innervosisce: insomma, dice, io come faccio a capire che vino sto bevendo, non posso mica chiedere all’oste: trucioli o non trucioli, almeno ditemelo. Eppure l’altro grande assente dal decreto ministeriale è l’obbligo di specificare in etichetta se i trucioli sono stati usati o no. Vorrà dire, dice il mio amico, che se non c’è scritto che il vino è invecchiato, in botte, allora sono stati usati i trucioli. No, rispondo io, potrebbe essere stato semplicemente invecchiato in acciaio. E lui: potrei regolarmi con il prezzo? Se sa di legno, ma costa meno di quelli passati in botte, sarà un vino “da trucioli”.
Beh, dico, vale solo se il produttore è stato onesto, e ha fatto corrispondere a un minor costo di produzione un minore prezzo finale. Lui dice che il vino si fa con pazienza e conoscenze e che se uno lo vuole fare diversamente deve almeno dire come ha fatto. Dice che noi “esperti” da decenni battiamo il chiodo del territorio ma, a parte gli spumanti, ci dimentichiamo dei metodi di produzione. Il mio amico si è arrabbiato davvero, e ha ragione. Mi piacerebbe si arrabbiassero un po’ anche i produttori e gli enologi, e invece li sento, in queste settimane, stranamente silenziosi. Coraggio, non è per arrivare a questo che abbiamo lavorato tanti anni, dal metanolo in poi.
(arretrato de La Stampa del 26 novembre 2006)

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli