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La Stampa

“Vino, per crescere ci vuole coraggio” ... Per l’Italia la riforma del vino europeo è “rimandata ad ottobre”, mese in cui il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, inizierà le consultazioni fra Governo, parti sociali e rappresentanti del Parlamento per trovare una sintesi sulla “proposta Paese” da portare a Bruxelles nel negoziato che dovrebbe concludersi entro fine anno. Ma Angelo Gaja la promuove sin d’ora: “Un’ottima proposta, innovativa e riformatrice, ispirata dal comune buon senso che sembra essere materia sempre più rara ai giorni nostri”, dice.
Un parere piuttosto controcorrente, non le pare? La maggioranza dei produttori italiani non hanno accolto troppo bene le proposte della Commissione europea. Cos’è, una provocazione?
“No, guardi. La partita è ancora da giocare, quindi è normale che ci siano preoccupazioni e controproposte, tanto più che è in gioco anche una difesa di interessi corporativi. Personalmente penso che la proposta di Bruxelles intenda riequilibrare il mercato, interrompendo l’erogazione delle sovvenzioni che per trent’anni sono state continuativamente destinate alla distruzione della sovrapproduzione vinicola. Per arrivare a questo risultato si è scelto di incentivare l’estirpazione di un 10% delle superficie a vigneto, favorendo contemporaneamente la promozione del vino sui mercati extraeuropei”.
Quindi lei è d’accordo con l’idea di estirpare 70,000 ettari di vigneti italiani?
“Per riequilibrare il mercato ed evitare così di continuare a sperperare denaro pubblico l’estirpazione diventa un male inevitabile. Il punto è estirpare in quelle aree viticole di scarsa vocazione che in passato avevano più largamente beneficiato di contributi per la distruzione della loro sovrapproduzione vinicola”.
Una “scrematura”, quindi. Ma quali effetti avrà la nuova Ocm sui vini di qualità?
“Gran parte delle proposte avanzate fanno riferimento al vino comune anziché a quello di qualità, che obiettivamente ha meno bisogno di aiuti. Ma sarà il vino italiano nel complesso ad avvantaggiarsi se con la nuova Ocm risulterà possibile ridurre lo spreco di denaro pubblico, facilitare l’uscita dal mercato dei soggetti meno professionali e meno preparati, favorire la formazione e la crescita dei buoni imprenditori”.
E sul divieto di zuccheraggio imposto ai vini tedeschi e francesi a favore dell’uso del mosto concentrato che dice? E’d’accordo nel considerarlo una vittoria o ha idee diverse anche su questo punto?
“Sì è una vittoria, ma una vittoria di Pirro e della mediocrità. Alcuni grandi vini francesi e tedeschi devono la continuità di qualità anche alla possibilità di utilizzare lo zucchero per correggere sapientemente la gradazione alcolica nelle annate climaticamente sfavorevoli. E’ una tecnica collaudata che quei produttori hanno utilizzato per oltre un secolo. Poi se ne abusò e lo zuccheraggio venne autorizzato anche per la produzione dei vini di massa. Occorre eliminare gli abusi senza vietarne l’uso sapiente. I produttori di qualità di quei Paesi non accetteranno mai di impiegare il mosto concentrato al posto dello zucchero perché così ne resterebbe inquinato il Dna dei loro migliori vini. Mi sa invece che la nostra pretesa del divieto di zuccheraggio nasconda un secondo obiettivo: nella quasi certezza che esso non possa essere definitivamente imposto ai produttori riottosi di quei Paesi, ci offre la scusa per continuare a richiedere sovvenzioni da destinare alla produzione del mosto concentrato rettificato. Da noi si mira ai contributi, assai più che alla qualità. Per essere virtuosa l’Italia avrebbe dovuto invece suggerire l’applicazione di una tassa per lo zuccheraggio del vino e zero contributi per il mosto concentrato rettificato, assecondando così il luogo comune largamente abusato secondo il quale “la qualità si fa nel vigneto””.

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