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La Stampa

“Troppa promozione a pioggia” ... Planeta... Diego Planeta, 67 anni, è tra i protagonisti del rinascimento del vino siciliano. L’azienda di Menfi, ora affidata alla figlia Francesca e ai nipoti Alessio e Santi Planeta, si estende su 400 ettari con cinque cantine in cinque aree storiche dell’enologia dell’isola. “La nostra scommessa vincente è far convivere i vitigni internazionali come lo Chardonnay e lo Syirah alle nostre tradizionali uve: dal Cerasuolo di Vittoria al Moscato di Noto ai vini dell’Etna”. Per un produttore siciliano l’isola e l’”isolamento” sono un valore?
“La nostra enologia ha tratto forza dal valore evocativo della Sicilia, nel bene e nel male, ma c’è molta strada da fare. Abbiamo fatto un’indagine di mercato tra i consumatori inglesi. Su mille 900 conoscono la Sicilia, ma solo il 7% sa che vi si producono vini di qualità”. Proprio gli inglesi che hanno fatto grande il Marsala?
“Sono miti del passato. Oggi bisogna proporsi in maniera nuova e antica allo stesso tempo: evocare e stupire. All’estero ci apprezzano per questo”.
E in Italia?
“Il mercato è più fermo e più affollato. Ci sono tante aziendine che nascono e cercano di farsi spazio sul fronte dei prezzi bassi, dove invece servirebbero promozioni guidate”.
Investimenti pubblici o privati?
“La Francia si muove nel mondo con Sopexa, noi abbiamo l’Ice e i suoi cloni, ma non è la stessa cosa. Le Regioni preferiscono spendere nelle sagre di paese, che rendono voti, piuttosto che promuovere il vino”.

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