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La Stampa

“Vinciamo con la qualità e il territorio” ... Castello Banfi... Enrico Viglierchio, 41 anni, direttore della “Castello Banfi” non ha dubbi. “Stiamo di nuovo crescendo su tutti i mercati con grandi potenzialità, nell’Est europeo e in Asia dove ci confrontiamo con australiani e neozelandesi,ma senza più temere la loro invasione”. Superato il pericolo delle enologie dei Paesi emergenti?
“Sono sempre molto aggressive, ma noi europei sbagliamo ad inseguirli sui loro temi fatti di tecnologie, aziende modernissime, pochi vitigni e poche regole. Dobbiamo invece costringerli al confronto sulla qualità territoriale, le tradizioni, il fascino di un vino”.
Castello Banfi con 850 ettari a Montalcino e 50 in Piemonte è un’azienda imponente che si richiama a valori contadini, non è facile. “Noi non dimentichiamo mai il territorio, la vigna. Siamo legati alla terra sempre”. Chianti e Brunello sono i due pilastri dell’export toscano, come li vede?
“Il Chianti è un nome tra i più conosciuti al mondo. Noi ne produciamo 2,5 milioni di bottiglie e sono la nostra forza. Il Brunello è un mito conclamato che deve uscire dalla logica del collezionismo enologico e farsi bere: Castello Banfi ne fa 700 mila bottiglie l’anno e sta crescendo bene anche la “mezza bottiglia” ideale da ristorante.
Altre novità?
“Il tappo a vite sulle nostre Igt e sul Novello. E’ ben accettato. E per i vini di consumo quotidiano dovremo arrivare a bottiglie di vetro più leggere ed ecologiche. Le stiamo studiando”

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