02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

La Stampa

Lo champagne? È inglese ... Effetto serra sui terreni: ora i francesi emigrano in Kent e Sussex... Per Winston Churchill una bottiglia di champagne era “troppa per uno e troppo poca per due”, anche se va detto che le energie del condottiero erano ritemprate ogni notte dall’intera produzione di Pol Roger. Quest’anno segna il centenario dell’ultima volta in cui le manovre della marina francese hanno simulato una invasione da parte di quei “rosbifs” che le “rane” “amano odiare”. Le identità di francesi e inglesi si sono forgiate combattendosi. Nel 1907 l’Entente Cordiale, rovesciando secoli di reciproca animosità e invidia tra quelli che Napoleone chiamava la balena e l’elefante, era stata firmata, contro suo nipote il Kaiser, dall’amore di Edoardo VII per lo champagne e le parigine di dubbie virtù che lo accompagnavano.
Nel maggio del 1940 Churchill offrì al governo francese un’unione formale tra Gran Bretagna e Francia contro la Germania nazista, ma i francesi lasciarono perdere, “come un pollo a cui stanno per tirare il collo”. Nel 1960 de Gaulle, che aveva passato la guerra in Gran Bretagna “essendo la Francia” - ancora secondo le parole di Churchill -, mise il veto sull’ingresso degli odiati anglosassoni nella Comunità europea. Io stesso, come molti figli della perfida Albione, votai sì al referendum sull’adesione del 1973 soltanto nella speranza di vino più a buon prezzo. Altri tempi. Oggi non solo la guida Michelin ha concesso le sue stelle a più di 50 differenti ristoranti etnici a Londra e 300 mila francesi ci lavorano, facendone la settima città francese, ma con un consumo di 40 milioni di bottiglie contro i 19 milioni del 1989 gli inglesi bevono più champagne che ogni altra nazione, l’8% dell’intera produzione. A confronto i tedeschi si fermano a 12 milioni di bottiglie, gli americani a 19. La vertiginosa crescita mondiale dei consumi di bollicine, con 333 milioni di bottiglie stappate nel 2006, significa anche che le 135 miglia quadrate di terroir in Champagne autorizzati a produrre il vino più famoso del mondo faticano a stare dietro alla domanda.
Con una manovra non più vista da mille anni, da quando Guglielmo il Conquistatore invase l’Inghilterra nel 1066, le grandi case di champagne francesi seguono la cresta geologica da Reims lungo le trincee della Prima guerra mondiale e più su oltre la Manica, dove gli stessi suoli gessosi emergono come bianche scogliere di Dover. Qui i francesi stanno comprando terre e vigneti da poco piantati - e già premiati - del Kent, del Sussex, dell’Hampshire.
Quando Galileo descrisse il vino come “raggi di sole tenuti assieme dall’acqua” diceva una cosa più vera di quanto pensasse. Il riscaldamento globale significa che la Champagne non è più il terroir più settentrionale in Europa dove possono crescere lo chardonnay, il pinot noir e il pinot meurnier. In effetti la Champagne è diventata troppo mite, senza quelle gelate precoci indispensabili a bloccare la fermentazione secondaria in vetro fino alla primavera, essenziale per creare champagne. Lo scorso anno molti produttori in Champagne hanno dovuto acidificare il loro vino perché c’era stato troppo sole. Nel frattempo nella perfida Albione terreni perfetti per lo chardonnay possono essere comprati tra i 3000 e i 15 mila euro per acro, contro i 450 mila euro in Champagne. Sappiamo anche che l’English wine group, il cui Chapel Down sfiora ormai il milione di bottiglie, sta già conducendo colloqui con tre gruppi francesi che “hanno chiesto espressamente di non essere citati”, ma tra cui c’è di certo Louis Roederer, il produttore del Crystal tanto amato dai super ricchi, come il Duval-Le Roy, il Taittinger, Dom Perignon e Veuve Clicquot.
Per quanto segrete, le manovre debbono essere veloci: il mercato inglese delle bollicine cresce al ritmo del 40 per cento all’anno e il Nyetimber, che ha vinto premi dai due lati della Manica, è servito a Buckingham Palace e al 10 di Downing Street e nei migliori ristoranti. E il Ridge View Merrett Bloomsbury del 2002, prodotto in Sussex, ha vinto due anni fa l’International Wine and Spirit Competition.
Quella del Merrett è una sfida che viene da lontano. Come quando Monet rimase scioccato a Londra nel 1870 nello scoprire che l’Impressionismo era già stato inventato da Turner cinquant’anni prima, allo stesso modo oggi i produttori di champagne rimarrebbero sconvolti nel sapere che furono gli inglesi a inventare il vino con le bollicine e le bottiglie in vetro per mantenerlo frizzante. Un Atto del Parlamento del 1615 proibì l’uso del carbone di legna e insistette per l’uso di carbone nelle fornaci per fare il vetro. Ciò portò alla produzione di un robusto, sottile, vetro scuro inventato nel 1630 da Sir Kenelm Digby, il noto avventuriero, diplomatico e scienziato che inventò anche il turacciolo e scoprì l’ossigeno. Amico di Cartesio, Bacone, Cromwell e di quel Christopher Merrett che tradusse, aggiungendovi però 147 pagine, “L’arte del vetro” di Antonio Neri. Nel 1662 tenne una lezione alla Royal Society nella quale dimostrò che con il nuovo vetro inglese, l'aggiunta di zucchero e melassa avrebbe stimolato una fermentazione secondaria che dà le bolle nel vino frizzante, ma senza far esplodere la bottiglia, capace di resistere “a una pressione di sei atmosfere”. Dom Perignon nel 1695 produceva ancora solo vino bianco: vin gris.
Come minimo, lo champagne francese prodotto in Inghilterra dovrebbe portare la denominazione Methode Merrett. Churchill, la cui casa a Chartwell è ora nel cuore del terroir del Kent, sarebbe stato deliziato nel portare de Gaulle a farci un giro.

Al di là della Manica - I gruppi di Reims ed Epernay comprano vigneti nelle contee dell’Inghilterra meridionale
Consumi esagerati - I “terroir” designati a produrre il vino più famoso del mondo non stanno dietro alla domanda
Sfida sulla paternità - E adesso si scopre che la prima a inventare i vini frizzanti fu proprio la perfida Albione
Troppo sole in Francia - Non ci sono più le gelate precoci che favoriscono la seconda indispensabile fermentazione
Colloqui Riservati - I rappresentanti di English Wine Group hanno gin incontrato Louis Roederer

Il businnes - Un mercato effervescente...
330 milioni - Bottiglie di champagne vendute in tutto il mondo nel 2006 (+ 3%)
40 milioni - Bottiglie vendute in Gran Bretagna il maggior consumatore mondiale
350 kmq - Vigneti da champagne nella regione francese tra Rheims e Epernay
15 mila euro - Il prezzo di un acro (0,4 ettari) di vigneto in Kent; in Francia 30 volte di più
75 centilitri La capacità della bottiglia classica Il “Melchizédec” arriva a 30 litri 25
25 euro - Il prezzo medio di una bottiglia di champagne in enoteca; la più cara arriva a mille

Le regole d’oro della tradizione...
Perlate - Le bottiglie, chiuse con un tappo in plastica e poi sigillate con un altro a corona, riposano per qualche mese in cantina. La pressione sale a 6-7 atmosfere
Remuage - Il vino resta a maturare in bottiglia, fino a che cominciano le operazioni di remuage, lo scuoti mento su speciali supporti inclinati
Sboccatura - Si procede alla sboccatura, cioè all’espulsione del deposito di lieviti. Togliendo il tappo a corona solo quest’ultima parte viene espulsa
Aggiunta finale - Prima della tappatura si procede all’aggiunta del “Iiqueur d’expedition”, una miscela composta da zucchero di canna, cognac e spumante

Copyright © 2000/2019


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2019

Pubblicato su

Altri articoli