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La Stampa

“Nei locali ormai non si parla d’altro che del palloncino” ... Una vita all’inseguimento delle migliori tavole d’Italia. Intercettato in macchina mentre si sta fondando verso una nuova serata dedicata al palato, il critico gastronomico Edoardo Raspelli conferma che gli italiani al ristorante hanno cambiato approccio e con il bere ci vanno piano:

“Anni fa era diverso, si privilegiava la quantità e si esagerava provando diverse bottiglie nel corso della serata. Oggi le cose sono cambiate: si sta più attenti, si sceglie la qualità, si mettono le mani avanti per rifiutare l’ennesimo bicchiere”.

Si rifiuta un bicchiere, però si salvano i punti sulla patente: non è così?

“Ormai è diventato un pilastro delle conversazioni da tavolo: nei ristoranti è immancabile l’aneddoto sui controlli della Stradale o sulla paura di essere beccati dal “palloncino”. C’è molta sensibilità sull’argomento, segno che i nuovi mezzi di prevenzione e di repressione funzionano. Ma l’incubo dell’etilometro va di pari passo con un altro elemento di novità”.

E quale sarebbe?

“La crisi economica. È innegabile: oggi ci sono pochi soldi e i clienti sono più accorti. Quindi, per quanto riguarda il bere, assaggiano meno oppure limitano le ordinazioni di superalcolici a fine pasto. Io stesso, nelle mie recensioni, assecondo queste esigenze di portafoglio e privilegio la segnalazione di locali più a portata di mano”.

Sembra che queste novità stiano portando alla “riscoperta” delle mezze bottiglie: conferma?

“Certo, così come c’è un ritorno del carrello con diverse etichette e del vino al calice. Qui però bisogna stare attenti: non è facile trovare locali con personale preparato che sia in grado di consigliare il giusto abbinamento tra vino e piatto ordinato”.

C’è poi l’“emergenza” di whisky e grandi distillati: le prime vittime della “tenaglia” esercitata da etilometro e crisi economica.

“Sì, e a questi si aggiunge un elemento in più: il tempo. Whisky, cognac e simili vanno centellinati, assaporati a lungo, magari aggiunti al piacere del fumo. E’ un rito, ci vogliono l’atmosfera e la “durata” giuste: quando possiamo permetterceli?”.

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