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La Stampa

Il Barbera perde terreno ... Prezzi in picchiata: sempre più coltivatori abbandonano i vigneti... Allarme B, come Barbera. Il vino più simbolico dell’enologia piemontese arranca nel contesto delle grosse difficoltà del mercato italiano, che vede nel confronto tra l’ultima settimana di agosto e il luglio 2009 i prezzi arretrare su tutta la linea (picco negativo massimo per i vini doc e docg rossi e rosati a -2,8%).
Ben più gravi i risultati del raffronto tra luglio 2008 e lo stesso mese del 2009, dove i cali di quotazioni sono micidiali (il peggiore riguarda i rossi da tavola, che hanno perso il 23%). Inoltre c’è da fare i conti con i problemi dell’ export (da gennaio a maggio 2009, pur segnando una crescita quantitativa pari al 5,6%, cede l’8,4% in valore). Il pericolo è che, come in altri settori agricoli, senza prospettive di redditi adeguati molti abbandonino i vigneti, come dimostrano le richieste di estirpazione pari a 25.928 ettari in tutta Italia.
Ad Asti, dove è in pieno svolgimento la rassegna nazionale della “Douja d’or”, il presidente della Camera di Commercio, Mario Sacco, ha lanciato una proposta per
l’emergenza: creare un fondo regionale per il sostegno e la valorizzazione del Barbera, coinvolgendo la Regione Piemonte e tutte le le forze, economiche ed istituzionali, “per non vanificare - spiega Sacco - tutto il lavoro svolto in questi anni per la crescita della qualità di questo grande vino, che è stata coronata con la attribuzione della Docg”. E che l’appello venga da Asti è naturale, visto che qui si
produce il 45% di tutte le tipologie di Barbera piemontesi.
Ma, al di là del dato economico, cosa avrà questa Barbera per essere così insostituibile nel bicchiere di un piemontese e, ancor di più, di un piemontese di Asti? Spiegarlo è un’impresa quasi impossibile a chi non ha nel suo Dna una goccia di questo mare di colline. Perché? Perché Barbera si declina in un numero infinito di modi, di personalità,
una per ogni bricco, compreso quello su cui ciascun astigiano ha il suo cuore e il suo passato.
Un pezzo della propria terra da portarsi appresso in bottiglia, ovunque siano andati gli astigiani, che di chilometri ne hanno fatti tanti, in pace e in guerra. Così come ne ha fatti tanti il Barbera (o la Barbera, com’è chiamata familiarmente): da Asti all’Oltrepò pavese, alle rive dei Carda, all’Umbria. Barbera in California, in Argentina, in Australia.
Ecco, che alla Douja 2009 si è voluto, riunire, almeno idealmente la famiglia sparsa per il mondo e riportare a casa per un giorno i tanti figli di mamma Barbera. “Alla fine degli anni Novanta abbiamo ottenuto la Doc Barbera del Carda - dice Luigi Negri, dell’azienda La Guarda - un vino di nicchia fresco ed elegante”. Tremila bottiglie destinate solo ad enoteche e ad un’ affezionata clientela.
Nell’Oltrepò Pavese e sui Colli Piacentini il Barbera ha fatto proseliti da molti decenni:
“I nostri prodotti di punta si chiamano Ronchetto, Barbacarlo e Montebuono, tre rossi che hanno come base percentuali di Barbera sino al 20 %”, spiega di Lino Maga, 78 anni, titolare della pluricentenaria azienda vinicola Barbacarlo.
A qualche chilometro da Broni, sul cocuzzolo di Cigognola, anche la famiglia Moratti produce Barbera e Barbera chinato nella tenuta del castello che domina la vallata. Barbera dell’Oltrepò Pavese arriva dall’azienda agricola Ca Montebello, sempre a Cigognola, che si estende sui possedimenti dell’antico feudo degli Arnaboldi. Oggi è la famiglia Scarani, viticoltori da generazioni, a consolidare una tradizione vinicola di qualità il loro Barbera, 30.000 bottiglie, è approdato in America, Giappone e Cina. Grandi numeri, invece, quelli dell’azienda agricola Cà del Gè di Montalto Pavese, 37 ettari che ogni anno producono circa 200.000 bottiglie commercializzate dalla famiglia Padreggi.

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