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La Stampa

Più vino verso l’estero ma l’export vale meno ... Assoenologi: nei primi sei mesi una flessione del 7%... Giuseppe Martelli, direttore di Assoenologi, parla di “una tendenza opposta e apparentemente schizofrenica”. Forse solo così si può spiegare l’andamento del vino made in Italy sui mercati internazionali. Le aziende italiane mandano più vino all’estero (+6,9%) ma la contrazione del suo valore ha effetti depressivi, toccando il meno 7,3 per cento.
Secondo Martelli “la domanda internazionale si orienta verso prodotti di elevati standard qualitativi a un prezzo sempre più contenuto”. Una domanda in “deciso aumento che va sempre più concentrandosi verso il canale della grande distribuzione”. E questo, almeno in prospettiva, potrebbe rappresentare un’opportunità per l’ampia offerta italiana.
Questo, però, è il futuro. Il quadro delle consegne estere del primo semestre ridisegna la composizione delle preferenze dei mercati con la ripresa del vino sfuso, dei vini frizzanti, dell’ulteriore espansione degli spumanti. Secondo Assoenologi l’epicentro della crisi rimane il Nord America dove si registra la contrazione del -13,8% nei valori e del -6,3% nei volumi. Gli Usa mostrano un’inversione della tendenza negativa, ma il gap rispetto a giugno 2008 è ancora abissale: -15,1% in valore e -8,1% nei volumi.
La Germania diventa il primo mercato per il vino italiano con un balzo del 12,1% in volume e 3,5% in valore. Il Regno Unito, terzo mercato di destinazione, è testimone della forbice valore/volume: rispettivamente il -10,6% e il +9,8%, grazie anche all’effetto del super euro. Assoenologi rileva inoltre come l’onda lunga della congiuntura negativa abbia colpito anche l’Estremo Oriente. La decelerazione aggrava i primi segnali di crisi: -4,9% in volume e -11,6% in valore.
L’ufficio studi dell’associazione registra una forte accelerazione della domanda dei vini rossi con una crescita complessiva del volume dell’export del 7,8%. La domanda di vini bianchi è concentrata prevalentemente nel segmento dei vini da tavola e la tendenza in atto è orientata a una ulteriore specializzazione.
Secondo Martelli “paradossalmente la crisi consente, in alcuni importanti mercati, di mantenere stabili (Stati Uniti) o addirittura guadagnare quote di mercato (Germania), mostrando una significativa fedeltà del consumatore all’offerta italiana”. Una fedeltà che potrebbe diventare un vantaggio competitivo nei confronti della concorrenza. “Per il mondo delle imprese, però, il punto è capire non solo quanto durerà questa caduta, ma anche quali strumenti si stanno adottando per sostenere la presenza del vino italiano nei mercati internazionali”, spiega il direttore.
Da questo punto di vista diventa molto importante il via libera dell’Unione Europea al programma nazionale di sostegno al comparto vitivinicolo promosso dal governo italiano, che permetterà di stanziare 298 milioni per il 2010, “60 milioni in più di quest’anno”, spiega il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. Soldi che serviranno per la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti (98 milioni), la promozione del vino sui mercati esteri (35 milioni), la distillazione dell’alcol per uso bocca (32 milioni) e per la distillazione dei
sottoprodotti (20 milioni), per l’utilizzo dei mosti concentrati (50 milioni) e per la vendemmia verde, le assicurazioni sul raccolto e la distillazione di crisi (63 milioni).
Secondo Martelli “si tratta di strumenti importanti nella misura in cui le istituzioni coinvolte e le imprese sapranno costruire un percorso in grado di dialogare con il mercato, evitando interventi estemporanei a somma negativa”.

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