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La Stampa

La critica enologica ha volato troppo alto … Gridare alla crisi senza cercare soluzioni di tipo strutturale non è per nulla utile, anzi rischia di gettare il panico in un settore già provato duramente da una congiuntura economica negativa. È fuori di dubbio che il vino stia attraversando un momento durissimo, il più difficile dallo scandalo del metanolo del 1986. Come accadde allora, si deve però avere la forza di fornire risposte chiare e univoche, che aiutino a scegliere la via giusta per uscire dal tunnel. Il mea culpa che deve fare la critica enologica dovrebbe essere quello di avere troppo spesso esaltato unicamente i vini di altissima gamma: il fenomeno dei SuperTuscan probabilmente è il caso più eclatante. Concentrare la maggior parte dei riconoscimenti su vini che costano più di 30 euro è un fenomeno che ha investito i giornalisti di tutto il mondo, nessuno escluso, ed è stato travisato anche dai produttori ingolositi da facili guadagni. Il concetto stesso di vino quotidiano è stato travisato probabilmente perché, per i maniaci del glamour a tutti i costi, è un termine con un’accezione negativa o quanto meno sminuente: troppo popolare per esercitare attrazione sulla gente comune. In realtà, più del 90% del fatturato delle cantine italiane e internazionali è rappresentato da vini che costano al consumatore meno di dieci euro. Se ci si concentrasse maggiormente sulla promozione e sulla vendita di questa imponente massa vinosa rispetto alle poche eccellenze, sarebbe indubbiamente una rivoluzione copernicana. Anche il falso mito che il vino quotidiano debba per forza essere semplice e poco complesso deve essere sfatato. L’ottava edizione della Guida al Vino Quotidiano, che sarà presentata oggi al Lingotto di Torino all’interno del Wine Show, descrive 1700 cantine e più di 4000 etichette. Tutti questi vini hanno caratteristiche organolettiche di assoluta eccellenza e conducono il lettore alla scoperta di realtà meno conosciute, ma non per questo minori, e di terroir che raramente cadono sotto i riflettori. Porre l’accento sull’economia locale, riversando maggiori energie e risorse sull’accoglienza in cantina dei visitatori può aumentare le vendite dirette e avere ricadute importanti su tutto il territorio liberandoci dalla standardizzazione imposta dagli scaffali della grande diastribuzione.

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