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La Stampa

Il vino è in crisi e perde terreno ... In picchiata le quotazioni dei vigneti, tengono gli ettari più nobili... Il sistema di punta del made in Italy agroalimentare scricchiola: in calo i prezzi delle uve, frena l’export... Un fantasma si aggira per l’Italia: quello di un mercato del vino florido e possente, tanto da fare da traino a tutto l’export dell’agroalimentare made in Italy. Gli scricchiolii sono diventati boati fragorosi e, anche se nel vagone ristorante del Frecciarossa una mezza bottiglia Doc viene fatta pagare 9 euro, l’età delle bottiglie d’oro è ormai tanto lontana da dubitare che sia esistita. “Anche di fronte ad un’annata di quantità non certo abbondante (44,5 milioni di ettolitri contro i 48,7 della media quinquennale) e di qualità assai interessante il mercato è appiattito e in molte zone inesistente”, dice Giuseppe Martelli direttore generale di Assoenologi e presidente del Comitato nazionale vini del ministero delle Politiche agricole. I prezzi delle uve crollano e dietro di loro cominciano a crollare anche quelli dei vigneti: il terroir rischia di andare in saldo. A parte alcune “isole felici” dove le quotazioni tengono, come nella zone di produzione del Barolo e del Barbaresco in Piemonte, del Brunello di Montalcino in Toscana, dell’Amarone e del Prosecco in Veneto, del Franciacorta in Lombardia dei Doc trentini e dell’Alto Adige, il resto è un bollettino di guerra. “Nelle zone di Casale Monferrato, di Ovada e Tortona - spiega Martelli – oggi un vigneto vale fra i 30 ed i 40mila euro con una flessione del 15% rispetto al 2005. In Emilia, nelle province di Modena e Reggio, un ettaro per produrre Lambrusco vale tra i 50 ed i 55mila euro, in flessione del 5% rispetto all’ultimo quinquennio. Ancor peggio in Romagna, nella zona di produzione del Sangiovese, dove, negli ultimi due anni, i vigneti hanno perso il 20% del loro valore. Prezzi in picchiata totale nel Trapanese, con quotazioni scese del 30%, tra i 20 ed i 25mila euro all’ettaro”. In Toscana, invece, secondo l’indagine di Assoenologi, i vigneti del Chianti Docg sono stabili tra i 70 e gli 80mila euro ad ettaro, inferiori per a quelli del Chianti Classico valutati tra i 100 ed i 120mila euro. In controtendenza totale la zona di produzione dell’Asti spumante, dove un ettaro a moscato vale tra gli 80 e i 100.000 euro, il 5% in più di due anni fa. Le “terre promesse” in cui hanno origine Barbaresco, Barolo e Brunello sono sempre a peso d’oro, ma, anche qui un campanello d’allarme suona: “Le uve di Nebbiolo per la produzione di Barolo e di Barbaresco hanno prezzi inferiori anche del 40% rispetto al 2008 - avverte Martelli - mentre in Valpolicella le uve da cui nasce l’Amarone fanno registrare un calo dei listini sino ad oltre il 30%, quelle di San Giovese per il Brunello di Montalcino sono vendute a 120 euro al quintale contro i 180 del 2008. Non da meno le uve base del Chianti. Si trovano eccellenti partite al 35% in meno rispetto dello scorso anno”. Pochi si salvano: in Abruzzo i prezzi delle uve di Trebbiano e Montepulciano sono scesi del 20%, che, sommato ai cali degli anni precedenti, porta i listini indietro di oltre 20 anni. Nel trapanese le uve Cataratto, Insolia e Grecanico hanno toccato i minimi record di 14 euro al quintale e in Puglia le contrattazioni all’ingrosso indicano decrementi di prezzo che superano il 35%. E la stessa musica vale anche per le contrattazioni all’ingrosso dei vini. “Il fatto è - commenta il direttore di Assoenologi - che i consumi di vino nazionali sono a 43 litri pro capite e l’export mostra dal 2007 una flessione dei valori, che nei primi sei mesi del 2009 si sono ridotti del 7,3% mentre i volumi del venduto salivano del 6,9%. Sui mercati internazionali il valore unitario del vino italiano è sceso del 13,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il consumatore, con una minore possibilità di spesa, esige che la qualità costi poco”. Del resto non è un caso che oggi i vini più venduti siano quelli con prezzi allo scaffale dai 2 ai 3 euro e la domanda va sempre più concentrandosi verso i canali della Gdo. Una situazione che Martelli giudica molto pesante, visto che il vino italiano tiene grazie ad una compressione dei margini di guadagno da parte dei produttori. Uno stato di cose che non potrà essere sostenuto a lungo dalle aziende ed in particolare dalla parte più debole della filiera vitivinicola.

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