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La Stampa

Sui colli dell’Astigiano dove nasce lo spumante ... Il triangolo delle bollicine tra Tanaro, Belbo e Bormida... Meno tre, due, uno... Auguri!!! Buon 2010 a tutti. Questa notte salteranno in Italia almeno 40 milioni di tappi, più di mezzo miliardo di bottiglie in tutto il mondo. Almeno un declino di questo mare di vino spumeggiante è stato prodotto e imbottigliato in Piemonte nel triangolo delle bollicine. Le bollicine piemontesi nascono tra le colline e le valli del Tanaro, del Belbo e del Bormida. E non è un caso. Su queste terre da tempo immemore, almeno da quando c’erano i Romani, gli uomini coltivano la vite ed in particolare quei grappoli biondi di “Apianae”. Così era chiamata dai contemporanei di Plinio il Vecchio, l’uva succosa e profumata che attirava le api. Poi vennero i monaci delle abbazie che ne fecero del “moscatellum” il vino da messa e i signori feudali che lo volevano per “allietar mense e banchetti”. Per questo tra i vignaioli del Piemonte, i “moscatisti” sono un popolo particolare. Producono l’uva del sorriso, destinata a far nascere vini che segneranno momenti di felicità e di augurio. Da quest’uva, buona da mangiare, un uomo baffuto e sorridente, di nome Carlo Gancia, fece nascere il primo spumante italiano a metà dell’Ottocento. Era a Canelli e fu presto affiancato in zona da altri pionieri che iniziarono a produrre alla “moda dello Champagne”. Spumanti e vermouth avevano in etichetta cognomi che in pochi anni divennero marchi celebri come i torinesi Martini&Rossi, Cinzano, Cora, Bosca. Nacque così l’“Asti”, dal nome della città di Alfieri, che da allora ha legato il suo destino e il suo respiro alle sorti delle tante vigne che la circondano. “Muscatel” si diceva, per la precisione “Moscato bianco di Canelli”, a voler sottolineare più da vicino il ruolo di culla naturale che la cittadina della Valle Belbo ha avuto in questa storia. Canelli e Asti e non solo. Sono tante le piccoli capitali del Moscato: da Strevi ad Acqui, da Castiglione Tinella a Santo Stefano Belbo. Paesaggi e nomi che si rincorrono. A Canelli ci sono ancora alcuni degli storici stabilimenti che con la denominazione di “cattedrali sotterranee” concorrono alla richiesta di tutela dell’Unesco come patrimonio dell’Umanità delle colline del vino del sud Piemonte. Oltre a Casa Gancia, che conserva anche un bel museo aziendale con un viaggio tra le pubblicità del celebre marchio (compresa una rarissima apparizione di Alberto Sordi in un Carosello d’antan) meritano una visita le cantine Contratto. Elegantemente restaurate dalla famiglia Bocchino (quelli della delle celebra grappa) alla Contratto si cela la meraviglia della cantina Sempione, così chiamata perché coeva della storica galleria. Entra sotto la collina di Canelli (dominata dall’imponente castello dei Gancia) e racchiude nel silenzio e nelle temperature naturalmente costanti la maturazione degli spumanti metodo classico, rifermentati in bottiglia. Dalla Contratto esce con questo metodo il De Miranda, un “Asti docg” selezionato dalle straordinarie note profumate. Poche decine di metri, altre cantine e altre bollicine d’autore dei fratelli Coppo, famosi anche come barberisti. In zona anche gli stabilimenti della Bosca e della Gibò. Sulle colline tutt’attorno a 360 gradi verso Santo Stefano che diede i natali a Cesare Pavese (ne custodisce la tomba e ne celebra l’opera con un attivo Centro Studi), o verso l’Acquese ci sono le famiglie contadine che hanno coltivato l’uva moscato cedendola poi in gran.parte alle “industrie” dello spumante. Una fonte di ricchezza che ha stimolato anche alcuni produttori a “mettersi in proprio” producendo moscato “tappo raso” e Asti spumante per così dire artigianale. Tra questi emerge l’esperienza di Romano Dogliotti e della sua Caudrina a Castiglione Tinella, che veste l’Asti con un’evocante etichetta di Romano Levi e lo battezza La Selvatica. A poche vigne ci sono altri moscatisti eccelsi come Paolo Saracco, i fratelli della Morandina, gli Icardi i Perrone. A Santo Stefano ecco “Ca’d Gal” di Alessandro Boido che sottolinea i profumi del moscato di Valdivilla e il gruppo associato dei Vignaioli, con un barolista come Ceretto a far da chioccia. Altra collina e altre bollicine a Neviglie con i Bera, mentre da Neive arriva lo spumante metodo calssico di Giacosa e da Canale quello dei Deltetto a conferma di una scuola spumantiera piemontese che si sta diffondendo, con orgoglio e tradizione. Li sottolinea Fontanafredda , nel rilancio in chiave ecologica dei suggestivi vigneti di Serralunga d’Alba dove accanto a Barolo e nebbioli nascono spumanti come l’Asti Galarey e le riserve metodo classico che con la denominazione Alta Langa, da uve pinot e chardonnay, ritrovano un comun denominatore in più per lo spumante classico made in Piemonte.

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