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La Stampa

Vinitaly brinda con Napolitano ... La prima visita di un presidente della Repubblica al Salone di Verona... Il Vinitaly di quest’anno si terrà dall’8 al 12 aprile e arriva a campagna elettorale già conclusa. Tra gli stand non ci saranno le frenetiche distribuzione di “santini” e le comparsate di candidati con foto degli anni scorsi. Arriverà invece, quasi a sorpresa, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. È la prima volta che la massima carica dello Stato visita la rassegna veronese: una conferma molto gradita e attesa dell’importanza e del peso che il vino e il suo indotto hanno nell’economia e nella cultura italiana. Napolitano parteciperà venerdì mattina ad un convegno e sarà accompagnato nel quartiere fieristico dal neogovernatore del Veneto Luca Zaia, che da ministro dell’Agricoltura ancora in carica, giocherà doppiamente in casa. Proprio Zaia ha brindato con un magnum di Prosecco alla vittoria elettorale di lunedì sera. Poche ore dopo Roberto Cota, da neogovernatore del Piemonte, ha invece alzato i calici con l’Asti spumante. Uniti dalla fede leghista, ma divisi nei brindisi. E accade così in tutt’Italia. Non esiste, a differenza della Francia un vino nazionale, come può essere lo Champagne. L’enologia italiana, così ricca e variegata, trova forza e sviluppo proprio nelle tipicità regionali. Anche il Vinitaly ne tiene conto e da anni organizza i quasi centomila metri quadri della rassegna in grandi padiglioni regionali che racchiudono la maggior parte dei 4213 espositori (un record). Tra questi 126 sono stand di operatori stranieri a conferma della vocazione internazionale del salone, che contende al Vinexpo di Bordeaux il titolo di borsa mondiale del vino. E adattando i termini borsistici ai filari, dopo gli ultimi anni da orso pare stia tornando il toro, ovvero l’ottimismo e la speranza di rialzo. Lo confermano i grandi numeri che, pur segnalando una frenata nei consumi mondiali passati, da 247 a 237 milioni di ettolitri indicano la ripresa dell’export nei paesi non produttori. È il segno che si sta allargando la base dei bevitori, in attesa del boom annunciato sul mercato cinese che già cresce a due cifre percentuali l’anno. L’Italia con 20 milioni di ettolitri resta il primo Paese esportatore del mondo, sopra Spagna e Francia. Nel 2009 è per calato il prezzo medio delle bottiglie e sono tornati numeri positivi sul vino sfuso, segno che il prezzo è tornato a fare la differenza. Al Vinitaly si discuterà molto di strategie produttive e di marketing con temi che fanno da sottofondo agli acuti e all’estro dei singoli produttori. Tra i più dibattuti il rapporto tra marca e territorio. La nuova Ocm vino europea vede da un lato i grandi gruppi sottolineare l’importanza del “brand”, cioè del nome conosciuto in etichetta e dall’altro i piccoli “vignerons” che non hanno mai abbandonato i vitigni autoctoni e puntano ancor di più sul tipico territoriale e la tutela ambientale. Un “barberista” convinto come Michele Chiarlo, festeggia le sue 50 migliori vendemmie puntando anche su un vitigno come l’Albarossa, figlio del matrimonio botanico tra barbera e nebbiolo, messo a punto nel 1988 dal prof. Dalmasso e ripreso dopo decenni da un gruppo di produttori piemontesi. Sono esempi che l’esperto Attilio Scienza definisce “vitigni reliquia”, patrimoni di biodiversità. Come l’Uvalino ricco di resveratrolo quasi e più di una medicina, che Mariuccia Borio da Costigliole d’Asti mette in bottiglia dopo anni di ricerche. Vini che si lasciano raccontare come il Nerello Mascalese che Alberto Aiello Graci e altri intrepidi vignaioli siciliani coltivano sulle pendici dell’Etna, fino a mille metri di quota, nella lava nera di antiche eruzioni. Tra le migliaia di degustazioni altro tema di fondo sarà la risposta del mondo del vino all’attacco proibizionista. Contro chi vorrebbe la tolleranza zero, ovvero abbassare ancora il limite di alcol dagli attuali 0,5 grammi/litro, e contro le ansie da etilometro, ci si muove con fantasia e in ordine sparso. Dopo il vino a bicchiere, ormai adatto in moltissimi ristoranti, o la possibilità di portarsi casa la bottiglia non finita, ecco la “bottle sharing” ovvero la bottiglia condivisa da commensali dello stesso locale che magari neppure si conoscevano. La propone Luciano Zazzeri, ristoratore di Bibbona. E pare funzioni.

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