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La Stampa

Ferrari, vini e moda. Il made in Italy insegna la dolce vita ... Costruito su tre piani, il Padiglione che seduce... Alla conquista del mercato più grande... Al “soft opening”, l’apertura di prova anticipata avvenuta poche settimane orsono, davanti al padiglione italiano è arrivata una folla di 20 mila cinesi; gli organizzatori hanno dovuto chiedere l’intervento della polizia per tenere a bada le persone in attesa. Quando hanno aperto i cancelli, a migliaia si sono riversati nel nostro spazio espositivo, a detta di tutti uno dei più belli. Evidentemente “La città dell’uomo, il vivere all’Italiana” (questo il tema intorno a cui ruota la nostra presenza), attirano - e parecchio - la megalopoli cinese. E non è nemmeno una sorpresa: il “salotto” italiano all’Expo cinese è una specie di stanza delle meraviglie che ha già ospitato una serata speciale con la Ferrari prima del G.P. automobilistico e che ha vinto il premio della Municipalità di Shanghai in quanto migliore costruzione in acciaio del 2009. “La concorrenza non era poca, sappiamo quanto si costruisca a Shanghai - sottolinea con soddisfazione il commissario generale del governo per l’Expo, Beniamino Quintieri -. Solo 14 Paesi hanno un’area espositiva superiore alla nostra, oltre settemila metri quadri, una città in miniatura”. Organizzato su tre piani, il padiglione è stato costruito con materiale interamente italiano, grazie a un imponente lavoro logistico. Niente male come biglietto da visita. Si entra attraverso una spettacolare ricostruzione del teatro olimpico di Vicenza, capolavoro del Palladio e patrimonio Unesco, per arrivare in una grande piazza centrale, da cui le scale mobili portano ai livelli superiori: lì ci aspettano ristoranti, una biblioteca, auditorium da 200 posti e aree dedicate alle mostre temporanee. Al piano terra si visiterà la grande mostra permanente organizzata dalla Triennale di Milano (intitolata appunto “La città dell’uomo. Vivere all’italiana”), una sala dedicata alla promozione di Expo Milano 2015 e cinque sale espositive. La sala tre, ad esempio, è dedicata alle opere d’arte e alle riproduzioni in scala di alcune meravigliose architetture italiane, anche dell’antica Roma (in mostra, fra l’altro due grandi tele del Canaletto: “il Ponte di Rialto” e “Piazzetta San Marco con le Procuratie”). Nella sala cinque - tema portante il cibo - sarà raccontata la genuinità dei prodotti italici attraverso le filiere dell’agroalimentare, con due installazioni dedicate alla pasta e al vino. Al primo piano mostre d’arte e lo spazio per Regioni e città, che a turno, ogni quindici giorni, rappresenteranno le eccellenze del nostro territorio. E poi un fitto calendario di spettacoli, con nomi d’eccezione, tra cui Ennio Morricone, Riccardo Cocciante, Roberto Bolle, Uto Ughi (in concerto il 22 maggio), Giovanni Allevi, l’Orchestra Filarmonica della Scala, il Teatro Regio di Torino e talenti come il giovanissimo sassofonista Francesco Cafisio. La cadenza dei temi è anche mensile: a maggio si punterà su arredo e design, a giugno sulle nuove tecnologie, a luglio su sanità e servizi per i disabili, in agosto su sport e wellness, a settembre su architettura e futuro, a ottobre su ambiente e mobilità. Al terzo piano uffici e un ristorante con una saletta vip per pranzi d’affari e una scelta di seicento vini selezionati dall’Enoteca italiana, associazione storica dei vinai. Chef nostrani abbineranno piatti cinesi ai nostri grandi vini. Cosa del tutto speciale sarà una sala con le pareti trasparenti, al piano terra, che ospiterà il “laboratorio del fare”: ogni 15 giorni i grandi maestri artigiani d’Italia (dai liutai di Cremona degli Stradivari alle scarpe Ferragamo, dai pasticcieri ai disegnatori di fumetti), mostreranno come si arriva al fiabesco “made in Italy”, a prodotti che emergono in un mondo appiattito sulla produzione in serie. C’è da scommettere che molti cinesi arriveranno con le videocamere, per copiare e imparare.

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