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La Stampa

“Gli aiuti non servono L’Italia investa sui nuovi mercati” ... De Castro (Ue): c’è chi produce per i contributi pubblici... Dal suo osservatorio a Bruxelles, come presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, ministro dell’Agricoltura con i governi D’Alema e Prodi, vede la situazione non drammatica, pur non sottovalutando le difficoltà.

I prezzi delle uve in discesa sono la riprova che in Europa si continua a produrre troppo vino e che continua lo squilibrio tra domanda e offerta?

“L’Europa ha un primato enologico economico e culturale da difendere. Della produzione mondiale che oscilla tra i 250 e i 300 milioni di ettolitri l’Eu rappresenta oltre il 65% e l’Italia condivide con la Francia il vertice di questa classifica. Per noi italiani il vino vale tre miliardi di euro di export ed è tra le voci più dinamiche della nostra bilancia agroalimentare. I prezzi delle uve risentono di molti fattori, a cominciare dalla debolezza della domanda interna. Chi esporta è meno in affanno”.

La richiesta di intervento pubblico con le distillazioni di crisi è però ancora una strada percorsa da molti e non solo al Sud.

“Ci sono zone e realtà dove è più difficile sradicare una certa mentalità assistenziale che induce a produrre più per i contributi pubblici che per il mercato. La Ue con la nuova Ocm vino sta chiudendo questi rubinetti. Anche la scelta di finanziare la vendemmia verde, con il taglio dei grappoli prima della maturazione per ridurre la produzione, pare essere stata poco sfruttata se non in alcune regioni come la Sicilia. Il Parlamento europeo è concorde nel favorire le produzioni che hanno mercato, vino compreso, ma noi italiani dovremmo imparare a non farci del male”.

In che senso?

“La sacrosanta lotta agli abusi dell’alcol ha coinvolto troppo il comparto del vino, che non si è saputo o voluto distinguere da quello degli altri alcolici. Sui controlli con gli etilometri c’è una certa confusione e una buona dose di esagerazione con riflessi psicologici sui comportamenti dei consumatori. Come Paese produttore dovremmo allinearci alle scelte europee, ma senza eccessi da talebani del proibizionismo”.

Si accusa la Ue di voler regolamentare tutto e troppo, anche per il vino è così?

“Ho condotto una personale battaglia contro gli eccessi delle etichettature che avrebbero imposto anche al vino la pubblicazione dei componenti organolettici trasformandolo in una sorta di medicinale. C’era chi voleva applicare bollini verdi, gialli o rossi in base alla presenza di grassi che avrebbe creato ansia ad ogni consumatore di formaggi. Penso che i consumatori debbano essere correttamente informati, non spaventati”.

Consiglierebbe ad un giovane di cercare lavoro in enologia con questi chiari di luna?

“Sì. La crescita non sarà più tumultuosa come negli anni scorsi, ma c’è ancora uno spazio immenso per il nostro vino: in Italia se si riuscirà a ridurre i passaggi nella filiera e all’estero andando a cercare consumatori suoi nuovi mercati dall’America alla Cina”.

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