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La Stampa

Barolo Usa e Nord Europa comperano di nuovo ... Nel 2010 il Barolo ha messo le ali. “Siamo in attesa dei numeri definitivi, ma già a dicembre registravamo un +30% nelle vendite rispetto al calo del 2009” dice il presidente del Consorzio tutela dei vini albesi, Pietro Ratti. In sintonia con i dati nazionali, è senza dubbio l’export ad aver trainato la ripresa. “Si sono risvegliati i consumi di
Stati Uniti e Nord Europa, fondamentali per il nostro vino”. Di conseguenza, anche le scorte in cantina sono scese sotto il 15%, percentuale considerata fisiologica per un vino che non teme l’invecchiamento. Una boccata d’ossigeno importante, che arriva proprio mentre sta facendo il suo
ingresso in società il Barolo 2007, annata giudicata da tutti come straordinaria: ce ne saranno a disposizione 11 milioni di bottiglie, pronte a conquistare i palati dopo i tre anni minimi di affinamento richiesti dal disciplinare. Dunque, crisi superata? Non proprio. “Negli ultimi due anni c’è stata senza dubbio una perdita di valore rispetto alle quotazioni passate - ammette Ratti -. Ma quando il rapporto tra qualità e prezzo è diventato più appetibile, il mercato si è subito mosso positivamente, a conferma che la richiesta c’è. Lo sforzo, ora, è far ricrescere con la quantità anche il valore del Barolo e del Barbaresco e degli altri vini di Langa”.

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