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La Stampa

Qualche cenno in più sulla storia del Barolo ... Abbiamo ricevuto una bella lettera via email dal dott. Ernesto Abbona, titolare dell’azienda Marchesi di Barolo, che aggiunge qualche nota all’intervento, molto apprezzato, dell’enologo Armando Cordero, già Presidente della Commissione di degustazione vini Doc e Docg della Camera di Commercio di Cuneo. Naturalmente, si parla di Barolo: una storia che ha molte sfaccettature e che si arricchisce di molti particolari e aneddoti.
Scrive il dott. Ernesto Abbona: “Cerco sempre di non perdere l’uscita della Sua rubrica e, dopo la corrispondenza di qualche tempo fa sulle “vecchie bottiglie di Barolo”, Le invio questo contributo, estratto da “Il Paese del Barolo”, in merito alla Storia del Barolo. “Infatti, ancor prima che per ragioni anagrafiche (La Marchesa Giulietta era - ma non sta bene sottolinearlo anziana del Conte di Cavour), ma soprattutto per ragioni logistiche, in quanto la Marchesa Giulia insieme al marito Tancredi viveva e operava a Barolo, proprio a Barolo aveva fatto realizzare le cantine di vinificazione nell’ambito del complesso denominato Agenzia della tenuta Opera Pia Barolo, dove aveva iniziato la produzione del Barolo assai prima che il Conte acquistasse il Castello di Grinzane Cavour. “Pertanto, correttamente, la storia del Barolo è, cronologicamente, quella descritta all’inizio del ‘900 dal Rettore del Castello-Collegio di Barolo don Domenico Massè che si legge in alcune pagine de “Il Paese del Barolo” che qui ii porto: “Poiché a creare quel tipo di vino che va ora sotto il titolo di Barolo furono i Marchesi Falletti al principio dell’Ottocento, i quali lo producevano con ogni cura nelle Loro estesissime tenute di Barolo e Serralunga, e, valendosi delle loro numerose conoscenze e dei loro lunghi viaggi, lo fecero conoscere ed apprezzare un po’ ovunque. In tutto il Paese del Barolo, da La Morra a Serralunga, vi racconteranno il seguente aneddoto. Un giorno che la Marchesa trovavasi a Corte, Re Carlo Alberto un tono scherzoso le disse: -Marchesa, sento tanto celebrare il vino delle sue tenute: quand’è che ce lo farà assaggiare? -Vostra Maestà sarà presto accontentata, rispose la Marchesa. Difatti, qualche tempo dopo una lunghissima fila di carri tirati da buoi entravano in Torino tenendo tutta la via Nizza, diretti a Palazzo reale. Su ogni carro stava una di quelle botti lunghe e piatte della capacità di sei ettolitri dette ‘carrà’ che una volta si usavano per il trasporto e anche come misura; e ognuna proveniva da una delle tante cascine (poderi) della Marchesa. Erano più di 300, una per ogni giorno dell’anno ed erano l’assaggio del Barolo per il Re.
… Chi, dopo i Marchesi Falletti, molto contribuì a dar fama al Barolo fu il Conte Camillo di Cavour il quale chiamò il conte di Odart nel suo Castello di Grinzane.... Più tardi entrò in gara anche il Conte di Mirafiori...” “Il volumetto “Il Paese del Barolo”, del quale le invio alcune pagine, oltre alla Storia del Barolo, contiene un’infinità di dati, resoconti e aneddoti su Barolo, Le Langhe ed i Castellani di Barolo, di piacevole lettura”.

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