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La Stampa

Il Dragone all’assalto del made in Italy ... Dopo gli investimenti industriali, l’espansione punta al lusso italiano... Nella testa dei cinesi siamo il paese degli “intangibles”, i beni immateriali. Pechino ha spedito a Roma un brillante ambasciatore, Ding Wei, che di mestiere faceva il direttore generale del ministero dei Beni culturali. Non è un caso. Nel loro risiko mondiale l’Africa è la terra delle materie prime, Germania, Inghilterra e Usa i paesi del grande business, l’Italia e (la Francia) il luogo della cultura e del bello. Così dopo la prima infornata di investimenti industriali (Cifa, Mereghetti, Benelli, Omas, Elba, Elios), sta crescendo lo sbarco nel mondo del lusso made in Italy.
Ad esempio il magnate Peter Woo, 197esimo uomo più ricco del mondo, è appena entrato all’8% nel capitale di Ferragamo, mentre Trinity group, il colosso del retail controllato dal gruppo Li & Fung, ha da poco rilevato il marchio Cerruti 1881. Ma i cinesi avevano già salvato Wilson e Sergio Tacchini. D’altronde in Asia il mercato luxury vale ormai 34 miliardi di euro sui 180 globali.
Insieme alla moda il prossimo settore sotto la lente cinese sarà lo yacthing, dicono gli esperti. In Cina stanno costruendo molte marine, il settore è in espansione. Gli italiani sono i campioni del ramo ma la crisi ha mandato in apnea molte aziende gioiello. L’anno scorso la cinese Pro Marine Service ha già acquistato per 13 milioni i Cantieri navali di Lavagna, gioiello della nautica da diporto. Il colosso dell’alluminio Wantong ha invece rilevato per 35 milioni i prestigiosi Cantieri nautici veneziani Dalla Pietà, fondati nel 1951 sull’Isola della Giudecca. E ancora. Lo scorso giugno Ferretti Yacht, marchio storico del Gruppo Ferretti, ha vinto il China International Boat Show 2010 a Shangai e il Best Of the Best Award del magazine Gafencu a Pechino. I cinesi sottotraccia un po’ ci lusingano e un po’ ci conquistano. A ruota toccherà al nostro vino, sulla scia dei “rossi” francesi. Il produttore di gioielli di Nanjing, Richard Shen Donjun, ha appena acquistato una proprietà nel Sud della Francia con un vigneto del Medoc, lo Château Laulan Ducos, per farne un prodotto di lusso in un mercato cinese forte di oltre 10 milioni di bevitori d’elite. Altri suoi colleghi avevano già comprato il Latour Laguens, il Richelieu, lo Chenu Lafitte e il De Viaud. A rischio è il frazionismo dei nostri poderi pregiati che fanno gola ai nuovi ricchi del Dragone come Mister Yang, un milionario di Chengdu con palazzi a New York e Parigi: in questi giorni sta valutando alcune case coloniche vicino Pienza. Poi c’è l’immobiliare dì pregio. Sul Real estate i cinesi si sono mossi tardi perchè c’era molto da costruire in casa loro. Adesso stanno comprando a Dubai, coprono il 20% delle transazioni alte su Londra e l’80% su Hong Kong. Spostano investimenti all’estero per evitare la bolla immobiliare interna. Ad esempio il China State Construction Engineering Co. Ltd, finanziato dalla Export-Import Bank of China, sta costruendo il super-resort Baha Mar a Nassau, Bahamas. Verrà pronto nel 2014. È un investimento da 3,5 miliardi di dollari, sarà uno dei più grandi centri di vacanze e divertimenti dei Caraibi. In questo scenario l’Italia viene lambita dall’attivismo del Dragone. Aldo Mazzolan, caporedattore della rivista Ville e Casali, conferma che “in questi mesi Sardegna, Venezia e la Toscana sono le zone più interessate dallo scouting cinese”. “Una ricca famiglia che importa in Italia semilavorati nel campo dell’abbigliamento - racconta Massimo Roj, architetto, fondatore di Progetto Cmr, l’unico studio di progettazione italiano nella top 100 mondiale - sta valutando l’investimento in hotel 4 stelle business nelle 4 maggiori città italiane: Roma, Milano, Venezia e Firenze”. I nuovi ricchi amano particolarmente i nostri palazzi storici, visto che il loro patrimonio edilizio è stato distrutto. Più in generale, grandi developer come Vanke, Capital Group, Vantone, puntano all’investimento nel vecchio continente. Racconta il capo desk “Shangai” di un grande studio di avvocati che tra questi gruppi c’è chi sta provando ad organizzare acquisti di immobili di pregio nelle grandi città europee per creare una catena cinese internazionale di alberghi. Se non saremo in grado di fornire ai loro turisti il confort richiesto, saranno direttamente loro a garantirselo, a colpi di acquisizioni.

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