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La Stampa

L’Italia piace sulle tavole del mondo. Un record storico da 30 miliardi ... Nel mondo piace sempre più “mangiare italiano”, però spesso i consumatori stranieri si lasciano ingannare da marchi taroccati che imitano il nome dei migliori formaggi e vini tricolori, senza esserne neppure lontani parenti. Nonostante ciò, secondo l’analisi Coldiretti (condotta sulla base dell’andamento del commercio estero registrato dall’Istat), nel 2011 sono stati esportati 30 miliardi di euro di veri prodotti “made in Italy” nel mondo. È il massimo storico, ottenuto grazie a un aumento del 9% rispetto all’anno precedente. “Le performance positive sui mercati internazionali dimostrano che il Paese può tornare a crescere solo se investe nelle proprie risorse: i territori, le identità, la cultura e il cibo - dice il presidente della Coldiretti Sergio Marini -. L’agroalimentare è il settore più rappresentativo dell’economia reale, una leva competitiva formidabile per trainare il “made in Italy” nel mondo”. Anche in Cina, visto che i mercati asiatici sono quelli dove maggiore è stato l’incremento: +18%. La piazza di riferimento resta quella europea: nei paesi Ue si realizzano i due terzi del fatturato estero. Anche negli Stati Uniti aumentano gli amanti del cibo italiano (+18%) e, soprattutto, c’è una vera e propria “invasione in territorio nemico”: la Gran Bretagna, uno dei maggiori produttori di birra a livello mondiale, consuma quantità sempre maggiori di quella italiana, le cui vendite sono salite del 18% nel regno anglosassone; addirittura i formaggi italiani hanno messo a segno un +22% di fatturato in Francia. I transalpini temono pure il sensazionale +40% dello spumante italiano in Russia, diventata quarto paese di destinazione per le bollicine nostrane. Tutto il comparto del vino vanta un +25% nell’export, l’olio di oliva ha segnato un +9%, la pasta +7%, stabile l’ortofrutta. E ancora Grana Padano e Parmigiano Reggiano hanno trascinato le vendite dei formaggi oltre confine a +26%. Numeri che avrebbero potuto essere addirittura migliori, visto che sono falsi tre alimenti italiani su quattro. “L’agropirateria internazionale utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano l’Italia per cibi taroccati che nulla hanno a che fare con la realtà nazionale - denuncia Coldiretti -. All’estero il falso “made in Italy” a tavola fattura 60 miliardi di euro, proprio Parmigiano e Grana sono i più copiati”. I doni si chiamano “Parmesan” in Nord America, Australia e Giappone; “Parmesao” in Brasile; “Parmezan” in Romania; “Pamesello” in Belgio e in Argentina c’è il “Regianito”. Ma la lista è infinita: il Chianti californiano è ben lontano da quello toscano, così come le imitazioni di soppressata calabrese, Asiago e pomodori San Marzano che spesso i ristoranti americani propongono nei menu “very italian style”. E in alcuni casi sono i marchi storici ad essere spudoratamente scopiazzati, come capita per la mortadella e il prosciutto San Daniele prodotti in Canada. “Il danno per gli agricoltori italiani è doppio - secondo Coldiretti -: i finti alimenti italiani occupano importanti fette di mercato e rovinano l’immagine dei nostri cibi perché rischiano di radicare sulle tavole internazionali un falso “made in Italy”, che banalizza le specialità nostrane frutto di tradizioni, tecniche e territori unici. Intanto l’incremento delle esportazioni non ha portato vantaggi ai contadini: in molti settori le quotazioni restano al di sotto dei costi di produzione, a conferma delle forti distorsioni dei prezzi lungo la filiera dal campo alla tavola”.

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