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La Stampa

Ma nel futuro vincerà solo chi farà squadra ... Qui in Langa ogni giorno c’è uno che parte con la
valigia e va in giro per il mondo a far conoscere il Barolo. Neanche una multinazionale sarebbe capace di un’operazione di marketing così penetrante». Chi parla della “polverizzazione nella globalizzazione” è Giacomo Oddero, già farmacista e produttore di Barolo in La Morra. Il Barolo nel tempo si è affermato con la forza della sua individualità, cantina per cantina, paese per Paese (sono lii quelli del Baro- lo), nonostante i de profundis che ogni tanto gli vengono ascritti da gente che poco conosce il suo mistero. E il più grande vino del mondo e se proprio vogliamo cercare consensi unanimi, mettiamolo almeno del novero di tre assoluti. La sua finezza, che sembra una contraddizione con la sua forza e longevità, non ha eguali sul palato degli appassionati.
Per questo l’Asta del Barolo, come quella del tartufo d’Alba, desta attenzione in ogni angolo della Terra. E non potrebbe essere altrettanto per teorie di altri vini o prodotti. C’è poi una curiosa somiglianza tra i due prodotti che hanno forgiato i mito delle Langhe: il tartufo è una rarità, come una bottiglia di Barolo d’annata (che gli italiani faticano a stappare mentre gli stranieri ne godono, al netto delle nostre ritualità). E se il tartufo spicca per i suoi profumi, anche il vino ha un bouquet profondissimo che va dalla viola al tabacco, fino al tartufo stesso, in alcuni campioni di svariati lustri. Il tartufo sta sotto terra.
Ma anche i creatori di questo vino, se fosse per loro, si ritrarrebbero dalla visibilità. Oggi però fanno un passo in avanti: insieme, sotto l’egida di un’Accademia. Almeno così ha fatto un gruppo di produttori che ha imparato a conoscere la positiva, entusiastica reazione del mondo verso il Barolo. Ai loro figli toccherà un altro passaggio, che andrà esattamente in questa direzione: il valore di un mito si porta insieme, anche partendo ognuno con la propria valigia.


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