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La Stampa

Per il Nebbiolo è sempre primavera … da inizio anno numeri in crescita per Barolo e Barbaresco… Un grande vecchio di Langa come Gigi rosso - 80 anni e più di 60 vendemmie sulle spalle - dice che il Barolo 2008 è così austero e rigoroso, da poter essere tranquillamente dedicato al Governo Monti. Sarà per questo che anche gli operatori della stampa specializzata - oltre 70 giornalisti e 60 buyers giunti ad Alba da tutto il mondo per degustare in anteprima le nuove annate del Barolo, del Barbaresco e del Roero - dopo cinque giorni di serrati confronti alla cieca, esprimono giudizi ancora cauti: non è facile sbilanciarsi su questo figlio del Nebbiolo, avendo ancora in mente la sontuosità dell’annata 2007. In attesa dei loro giudizi, che finiranno sulle più autorevoli guide e riviste di settore, i 200 produttori che hanno presentato le proprie etichette a Nebbiolo Prima possono comunque contare sulla primavera del mercato dei vini di qualità, in controtendenza rispetto a buona parte dell’economia mondiale. I numeri dicono che nei primi tre mesi del 2012, il Barolo messo in bottiglia (e quindi, di fatto, venduto) è cresciuto del 14% rispetto al medesimo trimestre 2011, quando già la performance fu ampiamente positiva sul 2010. E da gennaio a marzo, è già stato imbottigliato il 36% della nuova annata 2008, pari a oltre 4 milioni di bottiglie. Anche il trend del Barbaresco e del più piccolo Roero sono positivi, potendo oltretutto contare su una nuova annata 2009 molto elegante e con ottimi profumi. “In media, le vendite dei tre vini rossi a base Nebbiolo nel 2011 sono cresciute del 13% rispetto al 2010 - dice il presidente del Consorzio di tutela albese, Pietro Ratti -. Le cifre sono in terreno positivo, ma non possiamo certo abbassare la guardia. In uno scenario di crisi così complesso, mantenere la posizione o addirittura incrementarla è un grande risultato”. Una novità di Nebbiolo Prima è stata la presentazione delle mappa ufficiali delle menzioni geografiche aggiuntive del Barolo e del Barbaresco. Ovvero, dei cru storici: nomi come Cannubi, Bussia, Brunate o Cerequio, diventati famosi in tutto il mondo e sinonimo di qualità per gli intenditori. Sono 181 per il Barolo e 66 per il Barbaresco e rappresentano circa il 40% della produzione. Ma dal punto di vista dell’identità territoriale il passo è epocale: “L’introduzione delle menzioni consente di esaltare il legame tra prodotto e territorio, anche in chiave turistica, e di avere la massima chiarezza in etichetta a vantaggio del consumatore” dicono dal Consorzio. Un altro evento epocale è quello di essere riusciti a fare squadra, in una terra di grandi individualisti. Incredibile, ma vero - dice Enzo Brezza, presidente dell’associazione Albeisa che ha organizzato Nebbiolo Prima -. I produttori di Langa e Roero sono sempre più disponibili a presentarsi in gruppo, a creare sinergie ed eventi per convincere non solo gli addetti ai lavori, ma anche i wine lovers e i semplici appassionati. E’ senza dubbio un segnale di maturità”. L’ennesima prova arriverà tra un paio di settimane a Hong Kong, quando i vignaioli piemontesi si presenteranno alla fiera Vinexpo Asia sotto un’unica etichetta: “Piemonte, Land of Perfection”, il Consorzio dei consorzi presentato al Vinitaly. Un po’ presuntuoso, ma speriamo efficace.

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