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La Stampa

Il “giallo” che fa appassire i vigneti ... E’ partita la campagna d’estate contro la flavescenza dorata ... C’è un’ombra che si allarga a macchia di leopardo sui vigneti del Nord Italia, dal Piemonte del Moscato al Friuli del Collio. E’ la flavescenza dorata della vite, malattia per molti versi ancora misteriosa che cobra di giallo le foglie e fa appassire tralci e grappoli, creando più di una preoccupazione tra i viticoltori. Finora il rimedio più efficace è risultato essere anche quello più drastico: estirpare le piante malate, per evitare che il contagio si diffonda al punto da compromettere anche il 20-30% del vigneto. Ma ricerche e comitati intercomunali di monitoraggio stanno cercando di arginare il problema, con azioni meno invasive e più mirate. In Piemonte, la prima battaglia d’estate contro lo Scaphoideus titanus - l’insetto vettore della flavescenza dorata - è scattata venerdì e durerà fino a domani In questi quattro giorni, i vignaioli piemontesi dovranno trattare le loro vigne applicando la norma nazionale che rende obbligatorio l’intervento. “Ma per battere questa malattia della vite occorre che tutta la filiera e i territori facciano un gioco di squadra, non solo in difesa ma anche all’attacco” dice Daniele Eberle, agronomo che fa parte della task force piemontese contro la Flavescenza dorata. Seguendo questa linea, i Consorzi dell’Asti, dei Vini d’Acqui e del Monferrato hanno promosso un progetto pilota destinato a monitorare i 52 comuni dell’area del Moscato, ma che servirà anche a tutti gli altri territori. “La finalità è migliorare la strategia di difesa dall’insetto vettore e della gestione degli incolti con vite selvatica limitrofi” dice ancora Eberle.
E sì, perché la malattia si diffonde soprattutto nelle aree a coltura mista, dove alla vigna si alternano zone boschivi o campi lasciati a gerbido. E in Piemonte i vigneti incolti negli ultimi tempi sono cresciuti di 3 mila ettari. Ma anche nella zona del Franciacorta si osserva il medesimo fenomeno, soprattutto tra i vigneti di Chardonnay e Pinot nero. “In questi ultimi tre anni, stiamo assistendo a una recrudescenza dei giallumi della vite - dice Marco Tonni, agronomo che collabora con il Consorzio del Franciacorta e con il Centro vitivinicolo bresciano -. L’esplosione era arrivata nel 1999, poi la situazione sembrava essere tornata sotto controllo. Ora il problema è seriamente tornato, non solo con la flavescenza dorata, ma anche con una malattia molto simile e ancora più misteriosa come il legno nero”. Tuttavia, sono ancora molti coloro che prendono sottogamba il problema e non adottano le misure necessarie. Da una parte, c’è un po’ di incuria e di solita ritrosia dei contadini. Ma ci sono anche filosofie che si oppongono ai diktat in arrivo da tecnici e ricercatori. “Dare la colpa della flavescenza allo Scaphoideus titanus è come dare la colpa della peste agli untori - dice il barolista Elio Altare -. La ricerca, quella vera, non ha ancora dato le risposte giuste su questa malattia: da vent’anni si brancola nel buio e intanto si usano tonnellate di pesticidi per debellare un semplice vettore, senza risolvere il problema alla radice”.

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