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La Stampa

“Per ora non comprano le nostre aziende Ma ci copiano le cantine” ... Tante chiacchiere e molti viaggi esplorativi, ma finora lo yuan non ha fatto shopping tra le cascine di Langa e i casali toscani, non ha messo le mani sulle tenute della Sicilia o sui poderi in Franciacorta. A differenza degli chateau francesi, pare che nessuna bandiera cinese sventoli sui grandi marchi del vino italiano.
“Ma è solo questione di tempo” dice Alessandro Regoli, direttore di uno dei siti più cliccati del mondo del vino, winenews.it. “Quando arriveranno, gli investitori cinesi sceglieranno fra i nostri terroir più importanti, da Montalcino a Barolo, dal Chianti Classico alla Valpolicella. Come hanno fatto in Francia, investendo a Bordeaux e in Borgogna e non in zone periferiche”. D’altra parte i vini francesi sono arrivati ben prima dei nostri nel mercato cinese. “Quando anche il made in Italy in bottiglia avrà radicato la sua presenza all’ombra della Grande Muraglia - è pronto a scommettere Regoli - giungeranno anche da noi, investendo nelle realtà più grandi, in quelle più piccole e di nicchia”. Progetti, joint venture e storie curiose, però, iniziano a circolare. Come quella del-
l’azienda Cijan, che ha comprato ad Asti la storica ditta Way Assauto in fallimento con la promessa di far ripartire la produzione di componenti per auto. Dopo due anni, nessun nuovo ammortizzatore è ancora uscito dalla fabbrica, ma in compenso i cinesi sono rimasti folgorati dalla Barbera e hanno avviato una fiorente attività di export dei vini astigiani, con tanto di vetrina permanente dalle parti di Canton. Rodolfo Migliorini del podere Rocche dei Manzoni, che ha una scenografica cantina a Monforte, nel cuore delle Langhe, dove le bottiglie di Barolo riposano coccolate dalla musica, sta per compiere un passo importante, in perfetto stile cinese. “Il mio importatore mi ha proposto di costruire vicino a Canton una copia esatta della nostra cantina, per usarla come wine shop”.
Un’insolita alleanza piemontese-pugliese sta invece lavorando per creare un centro degustazione e vendita fisso a Pechino. Protagonisti Al Bano Carri- si, con la sua tenuta a Cellino San Marco, e Daniele Lanzavecchia della cantina Villadoria, a Serralunga d’Alba. Se i grandi investitori restano ancora nell’ombra, le telecamere cinesi si sono già accese. I vini Ciù Ciù di Offida, in provincia di Ascoli Piceno, sono protagonisti del reality show “Loren Chinese Top Model Contest”: l’azienda di Massimiliano e Walter Bartolomei sarà la location per alcune puntate del programma che vede tante belle ragazze inseguire il sogno di diventare top model. E al Sud? “Di cinesi, per ora, neanche l’ombra” dice Ferdinando Calaciuradi Gran Via, atelier del vino siciliano. “Però si stanno muovendo russi e brasiliani, che hanno puntato gli occhi su un noto marchio nel Palermitano e su un nome di nicchia dell’Etna”. Ma questa è un’altra storia, che ha tanti protagonisti: dalla Russian Standard Corporation che ha acquisito la griffe piemontese Gancia, all’americana Constellation Brands che ha messo le mani sulla toscana Ruffino, fino al recente interesse di investitori dal Brasile per l’emiliana Cantine Ceci.

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