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La Stampa

La buona lobby dell’uva di qualità ... Non passa la richiesta di liberalizzazione dei diritti di reimpianto nella Ue dal 2015 ... La lobby storica del vino di qualità pare l’abbia spuntata. La tanto temuta liberalizzazione dei diritti di impianto dei vigneti, prevista dall’Unione Europea a partire dal 2015, non ci sarà. O perlomeno, non sarà come era stata paventata, mettendo in subbuglio mezzo mondo dell’enologia comunitaria. I dettagli della proposta per una nuova regolamentazione sul controllo del potenziale di produzione divino in Europa saranno presentati venerdì a Palermo, durante l’incontro del Gruppo di alto livello Ue per il settore vitivinicolo. Ma il ministro per le Politiche agricole Mario Catania, in margine ai lavori del Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Ue che si sono svolti a Nicosia, ha già dichiarato: ““Ormai abbiamo la certezza che, dopo la fine del sistema attuale nel 2015, ci sarà comunque un regime di controllo sulle superfici piantate a vigneti. Controllo in termini di non liberalizzazione”. Un annuncio accolto positivamente un po’ da tutti. “Siamo ancora in una fase molto tecnica - ha spiegato il ministro - ma la cosa importante è che siamo riusciti a portare in fondo un lavoro serio che ci consente di guardare con fiducia all’avvenire”. La questione di come controllare la produzione è estremamente importante per l’Italia e gli altri Paesi europei produttori storici di vini di qualità come Francia, Spagna, Portogallo e Germania. Il Gruppo di alto livello, la commissione incaricata dal commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, di definire le linee guida riguardanti le modifiche dell’organizzazione del mercato vinicolo in Europa, ha espresso un parere fortemente negativo sulla liberalizzazione dei vigneti. Un provvedimento che porterebbe sovrapproduzione, caduta dei prezzi, diminuzione della qualità, delocalizzazione dei vigneti nelle pianure, industrializzazione e concentrazione. E se venerdì a Palermo arriveranno i dettagli delle nuove regole, sempre a margine dei lavori di Nicosia, Ciolos ha anticipato che “Bruxelles non intende più gestire direttamente la produzione di vini in Europa come chiedono gli Stati membri, ma propone che la responsabilità del controllo passi ai produttori e alle loro organizzazioni professionali, o allo Stato in caso di assenza”. Una dichiarazione che lascia ancora spazio a qualche dubbio, tant’è che Confagricoltura sottolinea:
“Le dichiarazioni del Commissario Ciolos ci preoccupano. È fondamentale prestare attenzione a come il sistema sarà implementato nel dettaglio. Invitiamo il ministro a vigilare sulla proposta e a ribadire con forza i principi comuni che ci trovano concordi: diritti di impianto gestiti dagli Stati membri a livello nazionale o regionale, con un sistema di riserve, e la facoltà di definire regole di gestione più restrittive nel principio della sussidiarietà”.

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