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La Stampa

Crisi della cantina-Europa ... Ora il vino non basta più Produzione mondiale ai minimi dal 1975, è calata del 6% in un anno ... Meno vino prodotto. Meno vigneti sparsi in giro per il mondo. E consumi in calo ma con la speranza di mantenerli almeno a livello stabile rispetto al 2011. L’organizzazione internazionale del vino (Oiv) disegna un settore che nel 2012 farà un passo indietro a livello mondiale toccando il livello più basso dal 1975. Federico Castellucci, il direttore, analizzando gli elementi di congiuntura presentati l’altro ieri a Parigi, mette in evidenza come il trend negativo sia legato alle performance dell’Europa mentre i dati dei nuovi produttori, quelli del Sud del mondo, sono in crescita. Ma quel che è certo è che i “produttori saranno costretti, anzi lo hanno già fatto, a mettere mano alle scorte”. Il motivo? Semplice: ci sono almeno trenta milioni di ettolitri che sono destinati alla produzione industriale brandy, vermouth e aceti. Una quota che deve essere sottratta dalla produzione complessiva. L’Oiv prevede che a livello mondiale si dovrebbero raggiungere i 248,2 milioni di ettolitri, la media tra le previsioni più negative (243,5 milioni) e quelle più ottimistiche (252,9 milioni). In ogni caso nettamente inferiore ai 265 milioni di ettolitri del 2011. E in ogni caso insufficiente per far fronte ad un consumo previsto in 243 milioni.
Ma che cosa sta succedendo? La superficie mondiale del vigneto continua a diminuire, soprattutto in Europa. E questo nonostante che il periodo di tre anni nel quale l’Ue ha proposto dei premi di abbandono definitivo del vigneto si sia concluso. Nell’emisfero Sud e negli Stati Uniti continua la crescita delle superfici, ma con una frenata sulla tendenza riscontrata fino al 2000. E anche la Cina ha rallentato. Riduzione della superficie-viticola e condizioni climatiche poi hanno influenzato il livello di produzione 2012, soprattutto in Europa. E se il calo italiano è limitato al 3% (da 42,3 milioni di ettolitri a 40,5) la Francia fa registrare una diminuzione significativa di oltre 9 milioni di ettolitri, il 19% in meno dell’anno scorso. Scende anche la Spagna. E in Sud America, l’Argentina potrebbe perdere il 24%. La crescita di Cile, Sudafrica, Australia e Stati Uniti, anche se fa registrare percentuali in netta progressione, non compensa il calo europeo. Nel vecchio continentesolo Grecia e Portogallo dovrebbero aumentare la propria quota. Castellucci poi è preoccupato per il ruolo crescente della logistica avanzata che “sta prendendo piede anche nel mondo del vino” e che ha fatto balzare Germania ed Olanda ai primi posti mondiali come esportatori. Certo, anche il vino italiano continua a giocare un ruolo trainante nell’export agro-alimentare, come spiega Alessandro Regoli, direttore di “www.winenews.it”, il sito che ha anticipato le previsioni dell’Oiv, ma resta da capire che cosa succederà dal punto di vista dei prezzi. Da qui il grido d’allarme di Castellucci: “All’interno della filiera ognuno degli attori deve trovare la sua parte di guadagno perché altrimenti i viticoltori, se devono produrre in perdita, prima o poi abbandonano”.


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