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La Stampa

Se l’Arneis divorzia dal consorzio Barolo ... In tempi di accorpamenti e unificazioni, c’è chi invece sceglie di andare da solo. Sono i produttori di vino del Roero che, stufi di restare all’ombra del Barolo e delle Langhe, ormai pronti a staccarsi da Alba e creare un Consorzio dì tutela autonomo.
Un divorzio che pare più consensuale che polemico. “Non stiamo organizzando una scissione” precisa Francesco Monchiero di Canale, consigliere per il Roero nell’attuale Consorzio che, oltre a Barolo e Barbaresco, ha il compito di tutelare ben dieci denominazioni del territorio albese. “Piuttosto, vogliamo sfruttare appieno le potenzialità offerte dalla nuova 0cm vino sulla gestione della denominazione e sulla promozione”. Negli ultimi 15 anni le colline del Roero hanno conosciuto una grande crescita, soprattutto grazie al bianco Arneis che oggi ha una produzione superiore ai 5 milioni di bottiglie. Da solo, un ipotetico Consorzio del Roero si collocherebbe al terzo o quarto posto in Piemonte. Ma soprattutto - sostengono i promotori - avrebbe la possibilità di esprimere meglio vivacità e voglia di crescere, senza dover andare sempre al seguito di altri. “I progetti dell’ente attuale sono pensati per i grandi rossi da invecchiamento, mentre noi abbiamo un bianco giovane che necessita di altre attenzioni e altri mercati”. I produttori del Roero vorrebbero creare un Cda autonomo, conservando ad Alba tutto ciò che concerne gli uffici e l’amministrazione, per evitare di far lievitare i costi. Ma il presidente del Consorzio del Barolo e Barbaresco, Pietro Ratti, avverte: “Comprendo le motivazioni di questa scelta e credo che possa riservare anche delle opportunità, se c’è una cabina di regia condivisa. Ma occorre essere chiari e ognuno deve assumersi le responsabilità delle proprie scelte”.

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