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La Stampa

Progetti vino ora i fondi Ue sono on line ... Torniamo a parlare della riforma del regolamento europeo del settore vino (l’Ocm vino), entrata in vigore nell’agosto del 2009, perché sarà pubblicata online la graduatoria dei progetti finanziati con i fondi europei. Questi fondi si sono resi disponibili grazie all’eliminazione (stabilita appunto dal regolamento del 2009) di sostegni alle attività produttive (come la “distillazione di crisi”, per trasformare in alcol il vino in eccedenza) per spostarli sul versante della promozione. Dato che il problema delle eccedenze non si pone più anche per via degli espianti stabiliti dall’Ocm, parte di quei fondi (circa 30 milioni di euro) finanzierà attività di promozione commerciale extra Ue. Le graduatorie sul sito del ministero delle Politiche agricole (www.politicheagricole.gov.it) sono un elemento di trasparenza che non può che far bene ad un comparto, quello enologico, che sta vivendo una fase di svolta e si trova a registrare un paio di novità importanti. La prima riguarda proprio i fondi europei, che finalmente vengono ottenuti dal nostro paese e soprattutto utilizzati. I progetti saranno finanziati al 50% (il restante 50% lo mette il produttore), ma dimezzare i costi di promozione all’estero per un’ azienda non è cosa da poco. Certo, il taglio minimo di questi progetti sarà di 100mila euro quindi occorre che le graduatorie considerino con attenzione i progetti di piccole aziende consorziate, o l’operazione favorirà solo i più forti. L’altra novità è che per la prima volta il settore vino si trova, nel nostro paese, a registrare un “tutto esaurito”, sia grazie ai disincentivi alla produzione previsti dall’Ocm, sia perché la vendemmia 2012 è stata un po’ avara (4 milioni di ettolitri in meno rispetto al 2011). La prospettiva dunque, a fronte di un consumo interno stabile se non in calo, è quella di un 2013 in cui si farà fatica a soddisfare le richieste del mercato estero, con una probabile diminuzione dello sfuso e un prevedibile aumento dei prezzi dovuto anche all’abbassamento delle rese.
Giancarlo Gariglio

LA STAMPA
Svelati tutti i segreti delle cantine dell’Eliseo tra bollicine e politica … La sommelier dei presidenti si racconta per la prima volta … Meno inquietanti di quelle del Vaticano (almeno per come le ha raccontate Gide), le “caves” dell’Eliseo sono soprattutto il sogno proibito di ogni appassionato di vino. Costruite nel 1947, climatizzate nell’82 e rifatte nel ‘95, difese da una porta blindata e dalla discrezione di chi ci lavora, le cantine del palazzo ospitano circa 15 mila bottiglie, tutte pregiate e tutte francesi. La regola è che all’Eliseo si beve solo “made in France”: del resto, l’eccellenza del vino francese è una fierezza nazionale e buona parte (in tutti i sensi) di quel che resta della grandeur. Secondo l’informatissimo libro di Patrice Duhamel e Jacques Santamaria, la più antica delle bottiglie presidenziali è un Sauternes ChàteauRieussec del 1906, anno in cui alla Presidenza si installò il non memorabile Armand Fallières. Su tutto quest’oro liquido veglia dal 2007 una signora sommelier. Si chiama Virginie Routis e per la prima volta si è confidata (poco) a “Le Monde”. Spiega che la scelta del vino è uno strumento diplomatico: gli ospiti devono avere in bocca il meglio della Francia. Così, “per un capo di Stato ci sarà sulla tavola qualche grande etichetta. Un Chàteau d’Yquem sul foie gras e sulla carne, per esempio, un Léoville Poyferré 1998”. Per dei semplici parlamentari, bastano “delle scoperte. I piccoli produttori fanno delle ottime cose”. E non parliamo dei paria della stampa nei tristi buffet post-conferenza stampa.
Con le personalità di riguardo si bada alla bottiglia e non si bada a spese, anche se ormai le cene di Stato sono ridotte a tre portate contro le cinque o più della Terza Repubblica. Comunque, narrano Duhamel & Santamaria, per cercare cli ammorbidire (invano) Margaret Thatcher si stappò nel 1988 un Chassagne-Montrachet; per la Nazionale di calcio campione del mondo nel 1998, un Chàteau Haut-Brion; per George W. Bush nel 2004 uno champagne Dom Ruinart deI 1993. La Regina Elisabetta brindò nel ‘98 con un Pol Roger “cuvér sir Winston Churchill”: una delicata attenzione.
Della cantina si occupa soprattutto la première dame. Bernadette Chirac era onnipresente qui come altrove, Carla Bruni l’ha visitata (ma a casa sua serve vini italiani), idem Valérie Trierweiler. Invece né Nicolas Sarkozy, che del resto, è astemio, né Francois Hollande, che astemio non è ma non è nemmeno appassionato, ci sono mai scesi. Già, i Presidenti. Ognuno ha i suoi vini. Il generale Charles de Gaulle amava i bianchi alsaziani e i borgogna rossi; Georges Pompidou i bordeaux e i cahors; Valerie Giscard d’Estaigne i bordeaux, ma giovani; Fancois Mitterrand i borgogna e i beaujolais; Jacques Chirac tutto, ma la sua vera passione è la birra, che però beveva solo ai pasti “privati”. Sarkozy è stato il secondo presidente astemio della storia francese dopo l’austerissimo Paul Doumer, eletto nel 1931. Quando visitava un’azienda vinicola, Sarkò si faceva servire del succo di ciliegia. E, ai brindisi ufficiali, parlava, alzava il bicchiere e non beveva. Di suo, preferisce pasteggiare con la coca-cola light. Non c’è da stupirsi che abbia perso le elezioni.

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