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La Stampa

Amarone, orgoglio e ripensamenti …... un freno ... C’è un vino che si beve lo spread e vola sui mercati, incurante di crisi e recessione. E’ l’Amarone, un fenomeno che dalla Valpolicella ha conquistato soprattutto l’estero - l’80% della produzione è destinata a Nord Europa, Germania, Svizzera, Stati Uniti e Canada - e che ieri a Verona (presente il ministro alle Politiche agricole, Mario Catania) è stato analizzato durante l’anteprima della nuova annata 2009, pronta per le tavole dopo tre anni di invecchiamento. Anche gli enoappassionati oggi potranno scoprire ogni sfaccettatura di questo originale rosso, grazie a una degustazione nel Palazzo della Gran Guardia con 55 produttori. “Per comprendere il successo dell’Amarone - ha spiegato il presidente del Consorzio Valpolicella, Christian Marchesini - è interessante osservare il comportamento del territorio. La superficie vitata a Valpolicella è passata dai 5.200 ettari del 2000 ai 6.363 ettari del -2009, fino ai 7002 del 2012 con già impiantati altri 286 ettari che entreranno inproduzione nel 2013 e 60 che entreranno in produzione nel 2014”. In percentuale, tra il 2009 e il 2012 c’è stato un aumento 10,2% ed e previsto un ulteriore aumento del 4,7% tra il 2012 e il 2014. Conseguentemente, anche la produzione di questo complesso vino ottenuto da uve Corvina, Corvinella, Rondinella e Molinara con la tecnica dell’appassimento, è aumentata: le bottiglie di Amarone sono passate da 6,2 milioni del 2000 agli 8,8 milioni del 2009 con una proiezione di crescita che nel 2012 porterà a sfiorare i 17 milioni di bottiglie.
Una fuga in avanti veloce, che corona senza dubbio -un decennio di successi: oggi il giro d’affari dell’Amarone è stimato intorno ai 350 milioni di euro, generato da 560 aziende, e il valore fondiario del terreno a vigneto Valpolicella nelle zone più vocate di collina ha raggiunto i 500mila euro a ettaro. Tuttavia, il raddoppio della produzione in meno di cinque anni ha causato un sensibile calo del prezzo medio di vendita. Per porre un freno all’espansione, dall’agosto 2010 il Consorzio ha imposto il blocco vigneti fino al 2016. E dal 2009, ogni anno applica la riduzione dal 65 al 50% ad ettaro della cernita delle uve. “La sfida è proprio quella di mantenere alta la qualità del prodotto con questi numeri” dice Marco Speri, che ha scelto una propria “via enologica” dopo essersi fatto le ossa nella storica azienda di famiglia. “Siamo in grado di farlo, senza annacquare il mercato”. Ma non tutti la pensano così. Le dodici cantine riunite nelle Famiglie dell’Amarone d’Arte - nomi “pesanti” come Allegrini, Masi, Tommasi, Zenato e la stessa Speri - ad esempio, sono critiche con la politica di gestione del territorio. “Questa corsa nella produzione per soddisfare il mercato sta portando a un Amarone di largo consumo che non corrisponde a quello che abbiamo sognato e realizzato in tanti annidi fatica” dice un patriarca come Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola. “Oggi questo vino è minacciato da una politica di gestione che non tiene conto delle zone vocate e si adegua ai minimi dei parametri di legge, come è successo con il Prosecco.Per essere un simbolo del Veneto e dell’Italia, ha bisogno di una rigida piramide qualitativa, non di seguire la moda”.

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