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La Stampa

Quei vignaioli “eroici” che scalano le colline ... Un premio ai sori , filari con pendenze oltre il 50% ... Il mondo del Moscato e dell’Asti spumante (100 milioni di bottiglie, in gran parte all’export) è un comparto con un giro d’affari milionario, ma dietro le quinte di case spumantiere con nomi come Gancia o Martini e Rossi, ci sono oltre 4 mila aziende diretto coltivatrici, sparse su 9.700 ettari di vigneti, tra le colline di 52 comuni, tra Langa e Monferrato. Ed è a questi vignaioli che il Consorzio di tutela dell’Asti, ha dedicato una festa’a Canelli. Raro veder in poltrona i vignaioli dei “sorì”, i vigneti più impervi (ma anche i più soleggiati, da qui il nome in dialetto “sorì”) che hanno una pendenza di oltre il 50%. Non tutte le vigne di moscato sono così, ma da una ricerca emerge il quadro dì 363 ettari con pendenze da brivido, sostenuti da terrazzamenti di pietre e antichi legni, in cuì è d’obbligo lavorare a mano. Quel nome, “sorì”, è sinonimo delle migliori esposizioni a est, sud e ovest, laddove il calore del sole assorbito dalla terra “calcina”, come la chiamava Cesare Pavese, viene rilasciato poco per volta durante la notte. E crea uve profumate e dolcissime.
I vignaioli “eroici” che ogni giorno scalano pendenze da tappe di montagna del Giro d’Italia, sono 802 e tra loro ci sono una trentina di ultranovantenni. Volti con le rughe disegnate dal sole, occhi limpidi di chi ha vissuto una vita all’aperto e ha ancora tante cose da insegnare. Quasi si stupiscono di essere al centro dell’attenzione. Cesare Tardito di Sessame (Asti), 98 anni a luglio, confessa candidamente di aver ancora potato i suoi tre ettari tutti da solo. Su quelle pendenze la vendemmia è un’impresa, soprattutto se piove: “Un anno - racconta Tardito - veniva giù tant’acqua, che abbiamo dovuto legare con le corde il “rabel”, la slitta per le ceste, al trattore che stava in cima alla collina”. Non a caso queste vigne, insieme alle cantine sotterranee di Canelli e all’intero territorio di Langa, Monferrato e Roero, è candidato a Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Ma per loro, i patriarchi dei vigneti, è come se fosse tutto normale: “Io sono di Calosso, nel cuore del moscato — racconta orgogliosa Grazia Zunino, classe 1933 - ho perso mio marito e un figlio, ma continuo, con mio nipote. E nella vigna vado tutti i giorni”.Grazie a quelle uve che mantengono un prezzo abbastanza remunerativo, il territorio non si è spopolato anche negli anni delle emigrazioni verso la città. Bruno Scavino con la moglie macedone Valentina Kostadinova conduce un’azienda agricola a Santo Stefano Belbo e la figlia Francesca, studentessa di giurisprudenza, cura la parte commerciale. Sta per partire per uno stage di diritto internazionale a New York, “ma il lavoro in cantina non lo lascerà mai..”.


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