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La Stampa

In cantina c’è una grande anima ... Il Mahatma di Michil Costa a Corvara... Il benvenuto lo regalano le bottiglie di champagne allineate sulla parete. All’arrivo dell’ospite, cominciano a ballare. Il segreto è nascosto dietro la parete, dove un meccanismo artigianale le afferra all’altezza del tappo e le fa muovere al suono della musica di sottofondo. Il messaggio è chiaro: trasmettono l’allegria che siamo soliti associare alle bollicine e testimoniano l’idea del vino come qualcosa di vivo, che si muove e trasmette emozioni. L’abbinamento vino-sentimenti è il filo conduttore di una cantina davvero particolare, a cominciare dal nome, “Mahatma Wine”, vino dalla grande anima. Michil Costa, imprenditore alberghiero, ambientalista e presidente della Maratona delle Dolomiti, la famosa corsa ciclistica, l’ha ideata sotto l’hotel di famiglia, il “La Perla” di Corvara, in Val Badia, Alto Adige. Ufficialmente custodisce i vini serviti nell’hotel e nel ristorante “La Stua de Michil”. In realtà è un viaggio-metafora della vita e che si compie scortati da 27 mila bottiglie e da una colonna sonora scelta con cura, perché la musica è un’altra passione di Michil Costa: aiuta - spiega - ad associare le giuste sensazioni a un vino, a completare un’esperienza di emozioni. E così che dopo lo champagne si entra nella stanza delle Quattro Stagioni che riproduce lo scorrere dei mesi in vigna: si cammina su un pavimento che simula zolle di terra, sale una leggera nebbia, ci sono lampi, l’aria fredda richiama l’inverno prima di lasciare posto al caldo e alla luce accecante del sole.
La voce di Jim Morrison che intona “I love you the best” guida alla scoperta delle bottiglie formato maxi: “Sono le migliori, “the best” - racconta Manuel, custode dei simboli di “Mahatma wine” - perché hanno il rapporto ideale tra quantità divino e aria”. Una carrellata di magnum, doppie magnum, Matusalem, Balthasar, Nabucodonosor, da 1,5 a 15 litri. Dopo i vini piemontesi e altoatesini accompagnati dalle voci di un quartetto che canta il lavoro contadino, la zona dei vini di Bolgheri è introdotta dalla registrazione del canto degli uccelli nella campagna toscana. Immagini di cipressi alle pareti, pavimento di ciottoli e la voce narrante che rende omaggio a Carducci. E il prologo al tempio riservato a tutte le annate di Sassicaia, con i versi di Dante (canto XII del Purgatorio) a incorniciare il labirinto nel quale le bottiglie vengono illuminate da una luce azzurra. E se ci si accosta all’inginocchiatoio lì davanti, si apre lo scrigno che protegge una bottiglia della prima annata, 1968. Tocca alla musica di Frank Zappa l’abbinamento con i vini di Borgogna, preludio al gran finale, la stanza dei bordolesi, dove sono i 4 vini che ottennero in Francia la classificazione di “premier cru” nel 1855 a presentarsi: Chateau Margaux, Chateau Lafite Rothschild, Chateau Latour e Chateau Haut-Brion si presentano come fossero persone, raccontano la loro storia, parlano di forza, passione, vitalità. Vini con una “grande anima”.

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