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La Stampa

Russia e Germania Bollicine amare per l’Asti Spumante ... Le vendite delle dolci bollicine dell’Asti Spumante Docg nel 2014 hanno un retrogusto un po’ amaro. Secondo i dati del Consorzio di tutela, che rappresenta il 97% dei produttori, al 31 dicembre sono state vendute 65,6 milioni di bottiglie, con un calo del 9% rispetto alle 72,5 milioni di bottiglie immesse sul mercato nel 2013.
Due i fattori di criticità che hanno spinto sul freno. “Il primo - spiega il direttore del Consorzio, Giorgio Bosticco - riguarda il continuo calo dei consumi in Germania, da sempre uno dei principali paesi importatori delle bollicine dolci piemontesi”. Il trend negativo prosegue da quattro anni, ma nel 2014 si è accentuato fino a segnare un meno 34,4%. Detto in bottiglie, se. nel 2013 i tedeschi ne avevano bevute 13,7 milioni, nel 2014 si sono fermati a 9 milioni. “Il secondo effetto - dice ancora Bosticco - è determinato dall’embargo verso la Russia e dalla significativa svalutazione del rublo: sebbene l’embargo non riguardi direttamente i vini, ha causato un calo del 9,6%, facendo fermare le vendite a 13,1 milioni di bottiglie”. Meglio il Docg tappo raso
Decisamente meglio l’andamento del Moscato d’Asti Docg tappo raso, che nel 2014 è cresciuto del 4% passando da 20,1 milioni di bottiglie a 20,9 milioni. E’ l’America a guidare il trend positivo, assorbendo una quota di mercato pari al 66% del totale. “Il successo del nostro tappo raso è concentrato negli Stati Uniti, che da soli importano il 98% di tutte le bottiglie del continente” osserva Bosticco. E aggiunge: “Il quadro complessivo della denominazione è in chiaroscuro. Le minori vendite hanno determinato un aumento delle giacenze in cantina, ma non tale da impedire lo sblocco della riserva vendemmiale 2014, che corrisponde a 30mila ettolitri, pari a 4 milioni di bottiglie. Dopo aver raccolto i pareri positivi delle case spumantiere e di una parte dei rappresentanti agricoli, chiede- remo alla Regione Piemonte lo sblocco totale della riserva”.
Mercati maturi
Ma come recuperare le vendite lasciate sul campo? “Dobbiamo ragionare con realismo sul fatto che certi mercati sono ormai maturi. Se vendiamo l’80 per cento di Asti in Italia, Europa e Russia, siamo troppo vincolati alle dinamiche negative che stiamo attraversando. Una debolezza che svela però la grande opportunità di scoprire il resto del mondo, a partire dagli Usa che devono ancora apprezzare le nostre bollicine”. Il secondo obiettivo è il Sud Est Asiatico, a partire dalla Cina:
“Rappresenta una grande opportunità di sviluppo e non per nulla stiamo investendo su quel mercato con promozioni nei supermercati legate al progetto Asti Hour”.

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