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La Stampa

Vini da tenere in cassaforte, quasi mille euro per un Barolo ... Per “Wine Searcher” il Collina Rionda di Bruno Giacosa è la bottiglia più cara d’Italia: 929 euro. Ma i francesi sfondano il tetto dei 13 mila ... Non sono certo vini da portare sotto l’ombrellone. Meglio tenerli al fresco di una cassaforte e non svelare a nessuno la combinazione. D’altra parte, se li avete in casa, o siete molto fortunati, o avete speso un tesoretto: addirittura 13 mila 724 euro per il Richebourg Grand Cru di Henri Jayer, inarrivabile produttore di Borgogna, o 12 mila15 euro per un’altra etichetta leggendaria come il Grand Cru di Domaine de la Romanée-Conti.
Sono questi i due vini più cari al mondo secondo il sito Wine-searcher.com, una sorta di “Google” degli appassionati di vino, uno dei punti di riferimento più autorevoli e cliccati per la ricerca dei prezzi delle bottiglie. Incrociando circa 55 mila listini di enoteche di tutto il pianeta, ha aggiornato ai primi di agosto la classifica dei “World’s Top 50 Most Expensive Wines”, con i valori che si riferiscono alla classica bottiglia da 0,75 litri, a prescindere dalla singola annata. Sono quasi tutti francesi, con qualche incursione tedesca come il Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese di Egon Müller (al quarto posto, quotato seimila e 21 euro), e californiana come il Cabernet Sauvignon Screaming Eagle (duemila 618 euro).
E gli italiani? Non sono ancora riusciti a entrare nella classifica principale, ma stanno scalando molte posizioni grazie soprattutto ai piemontesi e ai toscani. A guidare la lista dei vini nostrani più quotati nel mondo c’è un’etichetta-simbolo di Langa, il Barolo Collina Rionda di Bruno Giacosa, valutato 929 euro a bottiglia. Al secondo posto c’è un Supertuscan di Bolgheri, l’Ornellaia Vendemmia d’Artista Special Edition quotato 982 euro, mentre sul terzo gradino del podio c’è un altro Barolo leggendario: il Monfortino di Giacomo Conterno, venduto in media a 618 euro. Ancora due vini firmati Ornellaia (il Masseto) e Giacosa (il Barolo Falletto Riserva), poi al sesto posto s’inserisce l’Amarone della Valpolicella Classico Riserva di Giuseppe Quintarelli, a 563 euro, seguito dal Brunello di Montalcino Biondi Santi Tenuta Greppo, il Barolo Riserva di Giacomo Conterno, il Brunello Case Basse di Soldera e il Barbaresco Crichët Pajé di Roagna, che chiude la “top ten” italiana con i suoi 402 euro.
“Dalla selezione di Wine-Searcher viene fuori che, al di là delle venti etichette inarrivabili, soprattutto francesi, l’Italia sta giocando una buona partita grazie soprattutto ai suoi leader di Piemonte, Toscana e a qualche nome dell’Amarone - dice Alessandro Regoli, direttore del sito WineNews che ha rilanciato la classifica -. La strada da percorrere è ancora lunga, ma anche questa lista che valuta il costo a bottiglia dei vini sui mercati mondiali, fa presagire grandi opportunità per il futuro del vino italiano, sempre più legato comunque ai suoi brand più acclamati”. E se qualcuno può considerare folli i prezzi che raggiungono certe bottiglie, altri li valutano come interessanti investimenti. “Oggi chi compra le più quotate bottiglie italiane fa ottimi affari, perché ottiene prezzi decisamente migliori dei soliti Bordeaux e Borgogna e con il tempo potrà avere delle soddisfazioni” spiega Giulio Filippo Bolaffi, amministratore delegato della storica casa d’aste torinese che dall’anno scorso si è aperta con successo al mondo delle bottiglie. “Questa classifica non mi stupisce affatto: il mercato dei vini viene fatto all’estero, in posti come Londra, New York e Hong Kong che da decenni sono orientati verso i vini francesi”. Ma gli italiani stanno crescendo: non solo, o non tanto nella qualità, quanto piuttosto nella diffusione e nella capacità di fare promozione. “Il nostro vino non è diventato improvvisamente più buono - dice ancora Bolaffi -, è diventato più conosciuto e apprezzato nel mondo. Più lo si trova, più lo si considera degno di essere pagato anche a caro prezzo”. Sia per berlo, sia per tenerlo in cassaforte.

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