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La Stampa

Dai lieviti ai biofertilizzanti così il biotech innova l’agricoltura … “Sesiamo vivi dopo cinque anni e se adesso abbiamo deciso di aprire un laboratorio a Torinà e perché c’è un mercato che ha bisogno dei nostri servizi”. Simona Campolongo è presidente e ad di Grape una società nata da una spin off della facoltà di Agraria nel 2011, che applica le biotecnologie nel campo del vino. Grape è una delle 79 imprese in Italia (nove sono in Piemonte, quattro in provincia di Torino le altre tra Cuneo, Alessandria e Novara) che lavorano al miglioramento del valore nutrizionale delle produzioni animali e vegetali, e alla sostenibilità dell’intera filiera alimentare italiana. Enea e Assobiotech le hanno censite e inserite nel rapporto 2016 sul settore che vale complessivamente più di 9 miliardi. Il biotech agroalimentare nel 2015 ha superato i 625 milioni di fatturato ed è in crescita.
Grape, ad esempio, offre “analisi innovative per cantine selezionando lieviti del territorio, quindi autoctoni, con metodi di biologia molecolari”, spiega Campolongo. In questo modo ogni cantina può fermentare il suo mosto con un lievito proprio e non commerciale “esaltando la territorialità”. E così dopo cinque anni Grape, oltre alla sede di Alba aprirà un laboratorio a Torino per produrre i lieviti. “Siamo partiti in tre e adesso abbiamo assunto una persona”.
Tutto bene, allora? “I dati dimostrano come l’industria biotecnologica in Italia rappresenti un settore di indiscussa eccellenza - ha dichiarato Riccardo Palmisano, presidente di Assobiotec - ma gli stessi dati confermano anche i punti di debolezza: quasi il novanta per cento delle imprese che si occupano di ricerca biotech sono e restano realtà piccole o micro, una caratteristica che ostacola lo sviluppo”.
Insomma, è un quadro di luci e ombre anche se i ricercatori Enea si dicono convinti che “la crescita della produttività è da sempre legata all’innovazione nelle scienze agronomiche e al miglioramento genetico delle piante, e continuerà a esserlo grazie alle new breeding techniques”. Si spiega anche così la decisione del governo di mettere a disposizione 21 milioni per la ricerca in questo campo.

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