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La Stampa

Settimane decisive per il futuro dell’Asti Secco ... Il 10 marzo la decisione del Comitato vitivinicolo nazionale... Inizio anno promettente per la denominazione Asti e più in generale per il mondo del moscato. Nei primi due mesi dell’anno le fascette distribuite dal Consorzio di tutela per certificare le bottiglie di Asti Spumante Docg sono state 6 milioni 579mila, con una crescita del 7% rispetto al medesimo periodo del 2016, mentre quelle di Moscato d’Asti Docg sono state 5 milioni 165mila, in aumento del 4%. “Numeri da valutare con cautela, anche perché hanno ancora un peso relativo rispetto ai volumi complessivi della denominazione - avverte il direttore del Consorzio dell’Asti, Giorgio Bosticco -, ma che hanno un significato positivo perché indicano il fatto che le case spumantiere hanno finito il prodotto e stanno procedendo con nuovi imbottigliamenti”. Anche la richiesta di modifica del disciplinare per consentire la produzione dell’Asti Secco, ovvero una tipologia di spumante con un residuo zuccherino decisamente inferiore a quello tradizionale, sta procedendo nonostante gli ostacoli giunti dal mondo del Prosecco. Dopo l’approvazione da parte della commissione tecnica del ministero, il 10 marzo il progetto passerà al vaglio del Comitato vitivinicolo nazionale. “Se riusciremo a superare l’ingiustificato ostracismo del mondo Prosecco, potremo ottenere l’autorizzazione alla produzione entro maggio” dice ancora Bosticco. “Noi non intendiamo scimmiottare la produzione veneta, ma proporre un vino con una sua identità forte e precisa”. L’obiettivo è recuperare le fette di mercato perse negli ultimi anni e per farlo il Consorzio non pensa solo all’Asti Secco: in futuro potrebbe arrivare anche la richiesta di produrre uno spumante metodo classico e un Asti rosé con raggiunta di una percentuale di Brachetto.

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