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La Stampa

Più ettari per crescere. Così l’Alta Langa sfida i big delle bollicine … La regione Piemonte autorizza nuove superfici... Potrebbe essere l’inno delle bollicine Alta Langa, sulle note di Renato Rascel: “Noi siamo piccoli, ma cresceremo e allora, virgola! Ce la vedremo!”. Dopo aver consolidato nome e qualità, il metodo classico Docg piemontese è pronto a creare un nuovo territorio vitivinicolo a cavallo tra Cuneese, Astigiano e Alessandrino, diventando lo spumante secco di qualità dell’intero Piemonte. Per farlo, su richiesta del Consorzio di tutela, la Regione ha appena aperto un bando che in tre anni porterà a più che raddoppiare gli ettari vitati: dagli attuali 150, si arriverà a 350 ettari nel 2019, con un aumento complessivo di 200 ettari, 100 dei quali autorizzati già per il 2017. Detto in bottiglie, e considerati i tempi di produzione, in cinque anni lo spumante Alta Langa Docg passerà dalle attuali 750mila, a oltre 4 milioni. Un numero significativo e che ha margini per una ulteriore crescita, andando a fare concorrenza alle denominazioni leader in Italia come Franciacorta, Trentodoc e Oltrepò Pavese Metodo Classico. “Siamo un piccolo consorzio che funziona bene - dice il presidente Giulio Bava -. Alta Langa è un progetto nato circa 30 anni fa per volontà di una manciata di viticoltori e sette aziende originarie e che oggi può contare 85 soci. Tutti insieme stiamo sviluppando un vino, una denominazione e un territorio: è da qui che deriva ancora oggi la nostra energia. Se piantiamo una vigna per Alta Langa è perché crediamo nella scommessa di un vino che non sarà pronto prima di sei anni e che dunque dovrà essere per forza un vino importante. La crescita e la qualità che Alta Langa oggi dimostra arrivano da lontano”. Così come è strutturato, il bando è rivolto principalmente agli agricoltori e a chi già vinifica e spumantizza metodo classico: ciò vuol dire che a breve entreranno nel Consorzio Alta Langa aziende come Contratto di Canelli, Tenuta Carretta di Piobesi d’Alba e Deltetto di Canale, mentre anche la Enrico Serafino ha espresso l’intenzione di aumentare la sua produzione di “alte” bollicine. “Inoltre, su nostro consiglio, la Regione suggerisce di, impiantare, insieme con chardonnay e pinot nero, anche il nebbiolo - spiega Bava -. Nel nostro disciplinare è infatti consentito l’uso di un 10% di uve diverse da quelle classiche base spumante e l’idea è di intensificare la sperimentazione sul grande vitigno rosso di Langa”. Ma c’è spazio sul mercato per altri milioni di bottiglie di bollicine? A giudicare da ciò che è emerso dal secondo forum nazionale sul Metodo Classico, andato in scena la scorsa settimana a Canelli, sembrerebbe proprio di sì. “In un contesto dominato dal Prosecco e dall’Asti Spumante - ha detto il presidente del Comitato Nazionale Vini, Giuseppe Martelli - gli spumanti Metodo Classico rappresentano una nicchia, visto che complessivamente non superano i 34 milioni di bottiglie. Ma è una nicchia importante e qualificata, sempre più apprezzata”. Ecco allora che i rappresentanti delle quattro denominazioni leader - Franciacorta, Trentodoc, Oltrepò Pavese e Alta Langa -, più che temere la concorrenza tra loro, hanno espresso la necessità di sancire un’alleanza per promuovere lo spumante di qualità italiano e far crescere la sua identità, soprattutto sul mercato internazionale. “La strategia per aumentare il valore deve puntare al mercato alto, soprattutto estero” ha detto Pia Berlucchi. Ma occorre allargare i confini, visto che oggi l’Italia rappresenta 1’80% delle vendite. Un aiuto potrebbe arrivare dal Vinitaly. “La Fiera veronese, con i suoi vari eventi collaterali, potrebbe essere la piazza ideale per dare spazio e visibilità a un percorso comune intrapreso dai produttori di spumante Metodo Classico italiano” ha detto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, intervenendo al forum di Canelli.

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