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La Verità

Un bianco orgogliosamente sardo per salutare l’estate … Torniamo in Sardegna, stavolta nel Sud che guarda a Occident in quelle terre di meraviglia assoluta che si I specchiano nel mare del Sulcis, che si articolano tra l’isola di Sant’Antioco e Porto Pino. Lì ci sono le vigne di una cantina sociale che è il prototipo della massima qualità possibile con la viticoltura associativa. Merito in larghissima misura dell’idea di progresso che anima Antonello Pilloni, sardista ostinato ed entusiasta, convinto che il riscatto dell’agricoltura passi attraverso la distribuzione del giusto guadagno a chi fatica la terra esaltando il valore dei prodotti con la competenza. Fu con questo intento che Antonello, presidente di Santadi, molti anni fa cercò la collaborazione con il massimo enologo italiano Giacomo Tachis. Ne sono nati vini stupendi e la memoria di Giacomo a Santadi si è eternata in una statua e nel toponimo. Il duo Pilloni-Tachis ha imposto col Terre Brune il più elegante tra i vitigni a bacca rossa mediterranei: il Carignano del Sulcis. Questa cantina ha cercato di migliorare e proporre i vitigni autoctoni di questa parte di Sardegna convinta com’è che per il viticoltore sia indispensabile avere una confidenza d'appartenenza con le proprie uve. Il che non significa negare altri grandi vitigni (il Villa di Chiesa bianco esaltante sposa Chardonnay e bacche bianche autoctone in un connubio di fascino assoluto), ma significa ricercare la massima espressione del territorio. Così ecco che dalla produzione di Santadi ho scelto per celebrare l’arrivederci all’estate un bianco del tutto peculiare: il Pedraia. È Nuragus di Cagliari in purezza, un vitigno che di solito si usa per produrre vini passiti. In questo caso si è scelto di esaltare la freschezza, la personalità e l’assoluta anima mediterranea del vitigno. Il Pedraia nasce da vigne vetuste su terreni di sabbia. Fermentato in acciaio fa affinamento semestrale prima di riposare un trimestre in vetro. All’olfatto è frutto pieno: prima cedro, poi susina per sfumare verso la pesca bianca. Incantevole è la nota iodata. Al palato è croccante, fresco, sostenuto dalla nota minerale nel ritorno evidente e discretamente avvolgente. Armonico. Vino da ostriche, da crudi di pesce e formaggi molli. Per me unico con fregola alle vongole e bottarga.

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