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Libero

… “Voglio ridare al vino la sua anima gioiosa” … Maietta: “Basta sommelier in doppiopetto, noi siamo il vero etilometro”… Siamo seri, facciamo ridere. Potrebbe essere questo un paradossale slogan del neopresidente dell’Ais, Antonello Maietta da La Spezia che è passato da vice a capo dei taste vin italiani. L’hanno appena nominato, l’8 novembre, nella prima riunione del consiglio nazionale dopo l’election day del 27 ottobre. Raccoglie il testimone da Terenzio Medri di cui era uno dei più stretti collaboratori e dopo la parentesi di “patrimonializzazione” dell’Associazione ora Maietta guarda avanti, guarda ad una dimensione nuova della figura del sommelier. Sia dei professionisti - che sono circa un terzo degli iscritti- sia di coloro i quali hanno coltivato la conoscenza del vino per passione. Un esercito di 35mila cultori del vino in continua crescita. Ve la ricordate la parodia del sommelier portata in scena con successo da Antonio Albanese? Beh Maietta sì, e quella gag l’ha fatto molto inorgoglire, ma anche riflettere. “Se ci prendono in giro vuol dire che contiamo qualcosa, ma se ci prendono in giro vuol dire che c’è qualcosa da cambiare”. Ecco, riparte da qui la nouvelle vague dei taste-vin. “Sono convinto - dice il neopresidente - che noi sommelier in un momento di difficoltà del vino dobbiamo ancora di più essere il trait d’union tra chi produce e chi consuma il vino. Ma non possiamo più parlare un linguaggio iniziatico: dobbiamo acquisire un ruolo centrale nella comunicazione del valore del vino, dei territori, dei suoi significati immateriali, ma dobbiamo anche restituire la gioia della degustazione”. Magari stando anche davanti agli scaffali dei supermercati. “E perché no? Se il vino si vende nella grande distribuzione noi dobbiamo essere presenti lì per consigliare le persone che acquistano il vino ad ottenere il massimo piacere dal loro acquisto. Bere vino non è solo un atto di consumo ma è un piccolo, e talvolta consistente, investimento su se medesimi, sul proprio sano piacere di vivere. Devo dire peraltro che già stiamo formando gli addetti alla commercializzazione per alcune grandi catene di distribuzione. Con Esselunga per esempio abbiamo una strettissima collaborazione”. Dunque la didattica va cambiata. “Assolutamente sì: ho già chiesto a chi fa i corsi di sommelerie di adeguare il linguaggio, di essere meno paludati, meno immaginifici. Mi verrebbe da dire che il nostro motto deve essere parla come bevi. Certo poi non si può negare la poesia del vino, la rappresentazione del valore aggiunto immateriale del vino, ma bisogna che ci facciamo capire. E soprattutto dobbiamo restituire all’Ais la centralità nella comunicazione del vino. Ecco se abbiamo un ritardo ce lo abbiamo proprio nella comunicazione. Il vino è gioia e io vorrei che si bevesse con consapevolezza e con gioia”. A proposito da ieri è diventato obbligatorio l’etilometro nei ristornati. Non è che i sommelier saranno “cassaintegrati” dalla crisi e da una sindrome di astemia generalizzata? “Assolutamente no. Anzi oggi i sommelier nei ristoranti devono essere dei consulenti capaci di massimizzare il piacere del vino diffondendo la cultura della moderazione. Siamo noi il vero etilometro perché con il bottle sharing (una bottiglia importante bevuta in condominio tra più tavoli ndr), con la campagna “portami via” che vuol dire invitare i clienti a portarsi a casa la bottiglia non finita, con il servizio accurato dei vini a bicchieri possiamo difendere il piacere del vino, rieducare ad un bere mediterraneo, promuovere ad esempio piccoli produttori e contribuire a frenare la crisi di consumo”. Il bere mediterraneo è il vostro cavallo di battaglia? “Sì, assolutamente. Ed è anche la maggiore credenziale che abbiamo all’estero. Gli inglesi sono bravissimi a identificare uno chardonnay piuttosto che un petit verdot, i francesi sono fantastici nel fare marketing, ma gli unici sommelier che nel mondo sanno mettere insieme il vino con il cibo, che hanno cultura dell’abbinamento siamo noi italiani. Per questo siamo i più apprezzati nel mondo”. E il futuro com’è? “Lo vedo roseo perché da noi ci sono sempre più giovani che frequentano i corsi per farsi una cultura. Noi la crisi non l’abbiamo sentita: formiamo almeno duemila nuovi sommelier all’anno. Ecco la consapevolezza è il miglior antidoto alle mode, ma anche allo sballo. Perché il vino è vita”.

L’Ais in pillole… Compie 45 anni quest’anno l’Ais, Associazione italiana sommelier. Sono 35 mila gli iscritti di cui due terzi non professionisti. E’ una delle più importanti del mondo e non a caso i sommelier italiani primeggiano in tutti i concorsi internazionali. Ogni anno 5 mila persone frequentano i corsi divisi in tre gradi. A guidare l’Ais nel prossimo quadriennio oltre a Maietta saranno i due vicepresidenti Renato Paglia, friulano, e Roberto Bellini toscano.

Chi è Maietta… Il neopresidente Ais Antonello Maietta è di Porto Venere e nella splendida cittadina ligure gestisce un’avviata enoteca mentre a La Spezia è proprietario di Antichi Sapori Liguri, un’azienda specializzata nella selezione e distribuzione di vini e specialità gastronomiche della Liguria. Nel 2009 ha vinto il premio BancarelVino con il suo libro “Vini di Liguria, Vinidamare”.

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